La beffa delle bonifiche tra morti e tumori, mentre la politica rimane muta, sorda e cieca

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Nel tram tram della campagna elettorale dei vincenti grillini, o dai volponi del centrodestra, oppure dal governo nazionale uscente o quello regionale capitanato da Musumeci con tanto di promessa, avete sentito più parlare dei gravi problemi dell’inquinamento selvaggio nel petrolchimico siracusano, delle mancate bonifiche e dei morti per cancro che don Palmiro Prisutto ogni mese fa la conta con nomi e cognomi? Silenzio assoluto, come da sempre.

Nella premessa di questo viaggio tra i veleni nel petrolchimico, un plauso per l’impegno costante profuso di sicuro deve andare ad Antonio Alfò, che da Milano continua ininterrottamente ad organizzare (un fenomeno – molto bene e incisivamente) la protesta del popolo degli inquinati nel polo industriale siracusano, in una battaglia davvero impari contro le lobby della chimica e della raffinazione.

Ma la notizia buona è che in tutto questo trambusto a breve potrebbeesserci ancora un intervento della Procura di Siracusa per “raddrizzare” il percorso delle industrie. O per meglio specificare, sulla mancata applicazione di alcuni percorsi concordati e sul da farsi, mentre, nei fatti pratici, non sarebbero in parte rispettate le prescrizioni del giudice competente in un continuo tergiversare che occupa ancora oggi lo scenario infernale in un territorio succube di un sistema a mosaico fantasma. Subito dopo il sequestro degli impianti delle due raffinerie, chiesto dalla Procura di Siracusa e ordinate dal Gip del tribunale, una ridda di messaggi cifrati e tanti consigli velate lanciate da più parti verso la Procura di Siracusa, diventata ancora una volta scomoda, dopo aver scoperto che a Siracusa le industrie inquinano davvero.

Nella sub cultura meridionale insiste il concetto che tutto in politica debba essere usato; niente deve essere lasciato al caso, tutto deve essere “assaggiato”. Basta una scintilla per apparire e fiondarsi nella mischia per il solo dire: io c’ero, e la missione è compiuta.

La “galoppata” verso veline stampa, dichiarazioni e comizi nei crocicchi dei bar, iniziata subito il sequestro giudiziario preventivo intimato alle raffinerie dell’Esso e dell’Isab, ha fatto scoprire delle lunghe fila di esperti, spioni, delatori, saccenti, suggeritori, consulenti del popolo e tante sibille in materia d’inquinamento. In molti, mai apparsi nella scena delle mille denunce presentate da comitati, associazioni ambientaliste, deputati e scazzacagnoli in genere, hanno preso coraggio e si sono avventurarti in comunicati e frottole varie. Poi deputati, senatori, assessori, sindaci e politici in genere hanno fatto a gara a chi la sparava più grossa. Qualcuno nella confusione si è fiondato all’improvviso ed ha indicato alla Procura di sequestrare anche gli impianti dell’Ias, suggerendo di farlo subito, perché inquinano. Come dire che nel volo degli Angeli nei dintorni di Priolo, Augusta, Melilli e Siracusa nessun si è accorto della puzza e dei miasmi che fuorescono dal depuratore dei veleni industriali del petrolchimico da sempre nell’occhio del ciclone per una lunga sequela di fatti e misfatti. Una sorta di polmone di compensazione per politicanti, d’ogni epoca, tempo, partito e colore.

Siamo in democrazia, una battuta non è negata a nessuno, ma basta leggere semplicemente la cronaca per capire e sapere cosa succede attorno a noi. E per evitare d’insinuare notizie deviate, c’è da registrare a favore della Procura che la maxi-inchiesta sull’inquinamento dell’aria aperta dal procuratore Giordano già nel 2015, comprende ben quattro filoni d’indagini: la prima è riferita all’inquinamento dell’aria provocato dalle emissioni delle industrie del petrolchimico con l’istruttoria già conclusa; la seconda scende nei particolari attraverso la comparazione degli studi epidemiologici, collegati alla correlazione fra le varie patologie tumorali e l’inquinamento. Questo filone, per logica deduzione, connota anche l’inquinamento del mare, delle falde acquifere oltre che dell’aria. C’è poi un filone che riguarda le discariche disseminate nel territorio siracusano; tratto d’indagine che si lega con il grosso.

Un filone d’indagine più delicato e complesso riguarda lo stato della depurazione delle acque in tutto il territorio siracusano, quindi anche del depuratore dell’Ias, che, per la cronaca, già la Procura di Siracusa nel febbraio scorso ha proceduto all’acquisizione di atti, documenti, registri e autorizzazioni, così come per gli altri depuratori, compreso quello mai realizzato del comune di Augusta. Inchiesta sulla depurazione ancora in corso, dove sui particolari è stato innalzato il massimo riserbo.

Questi constano di più operazioni che sono applicate sino a quando il risultato desiderato non è stato ottenuto: fughe di notizie circa le indagini; campagne di stampa denigratorie e diffamatorie contro il magistrato inquirente; interpellanze parlamentari; ispezioni ministeriali; revoca di assegnazione da parte del procuratore capo; avocazione priva di fondamento giuridico; trasferimento ad altra sede dell’indagine; denunce ed esposti contro i magistrati inquirenti.

Un’eredità davvero difficile per procuratore Francesco Paolo Giordano; da quando è arrivato a Siracusa non ha avuto un attimo di tregua: i veleni sembrano moltiplicarsi ogni giorno di più. Quella dell’inquinamento, dapprima sembrava una delle tante inchieste aperte e chiuse nel silenzio generale per calmare gli animi della pubblica opinione con il beneplacito della “stampa amica”, che per oltre mezzo secolo hanno scandito il tempo al rullo dei tamburi della morte per le malformazioni, i tumori, i cancri, il dolore e la disperazione di quella puzza nauseabonda che aumentava ogni giorno; come un nemico che avanza senza pietà mietendo vittime tra amici e nemici. Ma le lobby della chimica e della raffinazione scoprono che la Procura capitanata da Giordano fa sul serio: indagini a tappeto, fior di consulenti, impegno di squadre d’investigatori, sopralluoghi, misurazioni, studi epidemiologici, venti che spirano dominanti e il quadrante di riferimento della rosa dei venti per stabilire matematicamente e per mezzo di raffinati laser, da dove arrivano i miasmi senza alcun errore matematico e quali sono i trucchi per dribblare le norme che regolano la materia. Si conforma, insomma, una pericolosa inchiesta che il primo filone dei quattro in piedi porta al sequestro degli impianti.

Un atto senza precedenti, un’azione giudiziaria che mette in difficoltà i colossi della chimica e della raffinazione. E a dire che noi, a forza di leggerlo sulla stampa amica, c’eravamo quasi convinti che chi viene sbalzato da cavallo perché mette in campo inchieste scomode potrebbe essere colpevole di onestà, e il rischio, come in premessa, di essere fermato, trasferito o accusato è forte. La formula magica è arrivata anche nella provincia “babba” di Siracusa, dove agli inizi degli Anni Sessanta industriali senza scrupoli ci convinsero dell’Eldorado che l’industria di base creava; ma forse non sapevano nemmeno loro che sarebbe diventato l’inferno sulla terra con morte, dolore e tanta disperazione. La cosa positiva per la popolazione è che ora trasferire il procuratore Giordano, per i poteri forti sarà davvero difficile, oltre ogni ragionevole dubbio.

UN TERRITORIO INQUINATO A PIU’ NON POSSO

Tre raffinerie nel mirino della procura di Siracusa, dove si lavora il greggio, e due che trattano prodotti chimici; c’è poi il depuratore dell’Ias, che produce puzza, miasmi e gas puzzolenti, specie nelle giornate dove il vento spira verso i paesini viciniori all’impianto; insistono migliaia di tonnellate d’idrocarburi nei serbatosi e il pericolo costante che possano perdere benzina o gasolio, con la falda acquifera già inquinata oltre misura, c’è nell’aria il gas da petrolio liquefatto; ci sono tre pontili, dove si caricano e scaricano idrocarburi e Gpl notte e giorno; migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e nocivi prodotti, e che già nel passato si sono perdute le tracce; nell’aria i vapori d’idrocarburi e dei gas durante le fasi di carico e scarico nei pontili, mentre dalle raffinerie la puzza dell’idrogeno solforato, H2S, raggiunge anche Floridia e Solarino e lambisce in pieno Augusta, Melilli e Priolo Gargallo, Città Giardino, Belvedere e la zona nord di Siracusa. E questo avviene in maniera costante, ma la notte come per incanto aumenta. La mattina insieme al caffè arriva una boccata di ossigeno trattato con idrogeno solforato.

Nel passato la magistratura siracusana ha tentato di scoperchiare la pentola dell’acqua sporca chiamata inquinamento industriale; ma ci sono stati sempre grida e sussurra, luci e ombre, ammiccamenti, processi trasversali, ministri che hanno aumentato in maniera esponenziale la soglia degli inquinanti che le industrie possono immettere nell’aria in maniera quasi libera. Nel polo petrolchimico siracusano i veleni prodotti e rilasciati nell’aria sono stati da sempre molteplici e in quantità indefinita.

Nei fondali della rada di Augusta ci sono giacenti ben diciotto milioni di metri cubi di rifiuti pericolosi, tossici e nocivi, ma fuori la rada inquinando il mare in lungo e in largo e si assommano oltre cento milioni di tonnellate, almeno quelli conosciuti. A terra poi, le discariche di cui solo una quindicina autorizzate e un’infinità disseminate in lungo e in largo abusive, contengono oltre due miliardi di metri cubi di veleni, compreso l’amianto disseminato nella sola zona industriale e nelle discariche dei rifiuti urbani. Ma è tutto a posto. Tutte le ricerche epidemiologiche hanno confermato sempre la correlazione tra tumori e inquinamento in generale. E mentre a Potenza dove si estrae il petrolio, iniziano solo ora a studiare i termini dei “costi e ricavi” per la vita umana, qui da noi ci sono studi che secondo l’applicazione di normative europee già nel passato gli impianti potevano essere fermati. La potenza economica delle lobby della chimica e della raffinazione ha sempre vinto e “allungato il brodo”, spuntato ogni controversia giudiziaria a colpi team di fior di avvocati super pagati.

OMISSIONI E TUMORI.

Si può parlare di omissioni e di reati contro la salute pubblica, e se poi si aggiunge che proprio l’inquinamento è la causa prima di morte a Siracusa, così come in tanti altri paesi del territorio industriale, l’aggravante ci conferma che nel capoluogo il dato delle mortalità nell’ultimo anno è in forte aumento per i tumori direttamente collegati all’inquinamento selvaggio, allora occorre capire dove viviamo e da chi siamo amministrati, fino ad invocare l’intervento immediato della magistratura.

Tutto ciò lascia la parola alla situazione in generale, che rispecchia il malessere generale; viene fuori che un abitante su due è minacciato dalle emissioni di gas dai fumi velenosi dalle industrie e dallo smog in generale, riscaldamento domestico, scarichi delle auto comprese, dalle sostanze interrate, insieme a idrocarburi che finiscono nella falda acquifera e nel mare, le polveri dei metalli pesanti ingeriti e respirati.

La possibilità di contrarre un tumore o un cancro è reale. L’incubazione necessaria in tutte le cellule del corpo si è stabilizzata circa venti anni or sono, specie per le patologie che interessano i polmoni e ora reagisce creando migliaia di vittime. Uno studio dell’OMS conferma da anni che tutti i siti industriali sono a forte rischio per la salute delle popolazioni residenti nel circondario, fino a un raggio di circa 15/20 kilometri in linea d’aria. Il sistema di produzione dei prodotti chimici e della raffinazione, i Petrolchimici quindi, continuano a fare un numero altissimo di morti per infortuni, per cancro, per linfomi, per leucemie ai polmoni e in altre parti del corpo, oltre al grave fenomeno della nascita di bambini malformati. Quest’ultima legata direttamente all’inquinamento del mercurio.

IL RECORD DELLE MALFORMAZIONI.

Le medie delle malformazioni nel territorio industriale siracusano nel passato, anni 2000/2003, hanno raggiunto la media ponderale del 5,6%, contro il 2% circa della media mondiale. L’incremento registrato rispetto al rilevamento del periodo precedente a quello anzidetto, per l’insorgere delle malattie tumorali in tutte le parti del corpo, leucemie, malformazioni e via dicendo, fece balzare agli occhi degli addetti ai lavori e degli scienziati un fortissimo incremento classificato come cause degli impianti delle fabbriche mal funzionanti e vecchi, ma anche dall’inquinamento selvaggio e volontario, fuori da ogni regola della legge e umana condizione.

I casi di patologie particolari su determinate aree ad alta concentrazione industriale, dove la mortalità per cancro ai polmoni e tumori gastrici, linfomi, leucemie e mieloma multiplo nelle donne si sono incrementati fino a raggiungere il livello preoccupante di un + 50% e misero in allarme rosso le procure della Repubblica di tutta Italia, e nello stesso tempo mandarono in confusione la classe politica dirigente. La coscienza si era in loro forse ribellata. Nei Poli industriali di Gela, Priolo, Melilli, Augusta, fu registrato un aumento del 20% circa dei linfomi in genere: alla vescica, al pancreas, al colon retto e a tutto il sistema linfo-emopoietico, al fegato, all’utero, oltre all’incremento delle nascite di bambini nati malformati e i casi di leucemia fulminante che colpì tanti bambini in tenera età e tante donne.

Il territorio del Petrolchimico di Brindisi, al momento del rilevamento, registrò un aumento del più 49% e un più 56% nella sola città di Brindisi. Stessa cosa per Taranto intorno al 30%; l’industria chimica, della raffinazione e siderurgica conferma ancora oggi il trend positivo per l’insorgere delle malattie per tumori.

La nascita dei bambini nati malformati per motivi logistici, tutti all’Ospedale “Muscatello” di Augusta, registrò un più 5,6%; una percentuale triplicata rispetto al dato diramato dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che poneva al 2% il limite della media mondiale; eravamo convinti che quel due per cento fosse la media anche per la zona di Augusta, ma si trattava di un grossolano quanto grave errore. Solo nell’anno 2000 su 535 bambini nati al “Muscatello” di Augusta, ben trentuno ha presentato subito dopo la nascita, una malformazione. Non rientrano nell’annovero quelli concepiti nel territorio e che poi sono nati in altri siti ospedalieri della provincia, oppure fuori del territorio siracusano. Bambini nati con parti del corpo mancanti, come una fetta della testa, un solo braccio, forte anomalia delle mani e delle gambe, o con alterazioni al normale funzionamento genitale o del cervello. Situazioni davvero impressionanti per gli stessi medici. Per i genitori, ovviamente, una tragedia immane, oltre all’inizio di un eterno calvario. Drammatiche le reazioni dei presenti all’evento. Qualcuno addirittura ha dovuto, dolenti, rinunciare in lacrime all’accettazione del proprio bambino fortemente storpiato, nato in quella maniera e deformato senza soluzione né chirurgica né attraverso altri prodigi della medicina moderna.

LA STORIA CONFERMA LA CORRELAZIONE TRA INQUINAMENTO E TUMORI.

Una situazione davvero apocalittica. Le industrie si difendono affermando che quelle conseguenze non erano provenienti dall’inquinamento delle industrie e quindi dovevano essere ricercate in altre cause. Ma con l’inchiesta giudiziaria, condotta dalla Procura della Repubblica di Siracusa, coordinata dal procuratore capo, Roberto Campisi e del sostituto, Maurizio Musco, le cose cambiano, arrivano i primi riscontri oggettivi e obiettivi dalle perizie ordinate: non ci sono dubbi, esiste una correlazione diretta tra le nascite di bambini nati malformati e l’inquinamento proveniente dal polo del Petrolchimico che da cinquant’anni inquina il mare, l’aria, l’acqua e la terra. I consulenti della Procura analizzato la causa-effetto, comparato la correlazione tra i prodotti inquinanti che produce l’industria, compreso quelli fuori produzione, specie sull’inquinamento da mercurio, di organo-clorurati (diossine HCB, PCBS) nel sedimento marino nella rada di Augusta, del Seno del Priolo e nella Baia di Santa Panagia, a destra e a sinistra delle imboccature del porto di Augusta, centrale e detta di “Scirocco”, nei pesci di quelle acque e il mercurio sedimentato sul fondo e in movimento era di oltre 1,50 mg/g, molto vicino alle analisi di comparazione. Fu accertato che il maggior consumo di pesce della gente di Augusta, pescato da una flottiglia di pescatori dilettanti in quel mare infestato di veleni, rispetto al resto della provincia, faceva aumentare il rapporto dei bimbi nati malformati; il pesce risultò essere inquinato oltre ogni limite e per la maggior parte pescato nella rada di Augusta o subito dopo il suo imbocco; era, secondo le indagini tecniche, fortemente alterate sia nella forma sia nel suo Dna. Colonna vertebrale a forma di triangolo, ispessimenti anormali e oltre i limiti, pinna e coda malformata, e con percentuali altissime di metalli nel ventre. In particolare la perizia effettuata dal dottor Anselmo Madeddu, a seguito dell’inchiesta giudiziaria denominata “Mare Rosso” da parte della Procura della Repubblica di Siracusa, chiarisce e dimostra come l’elevata percentuale di mercurio e di organo-clorurati (Diossine HBC, PCBs) nei sedimenti e nel pesce della rada di Augusta, con l’elevata concentrazione nel latte materno e nei capelli delle puerpere – media 1,45 mg/g, risultò uguale a quelli riscontati nei campioni prelevati in mare dagli uomini del NICTAS, con l’ausilio dei Vigili Urbani della Sezione di Polizia giudiziari presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Siracusa. Cartelle cliniche e colloqui furono assegnati a un pool di periti nominato dalla magistratura inquirente, che iniziarono e finirono gli accertamenti e le ricerche che portarono al risultato finale e le cui risultanze sono negli atti d’ufficio delle relative inchieste. Dei settantacinque operai che lavoravano nel reparto Clorosoda dell’Enichem di Priolo Gargallo, dove il mercurio era il killer di casa, oltre il 60% si sono ammalati di tumore, mentre più della metà sono già morti sia a causa della malattia sia per morte naturale; ma quasi tutti hanno accusato nel tempo una qualche malattia alla propria salute legata a quel brutto lavoro fuori d’ogni logica umana.

I VELENI E I RIFIURI TOSSICI CHE MODIFICANO IL DNA.

Sostengono i periti e gli esperti, che il mutamento del Dna che entra in concomitanza esponenziale a quello dell’uomo, con diossine e particolato, e che poi hanno la capacità di determinare un’instabilità del genoma, uno stress genetico, anticamera di tumori e cancri. Il mercurio trovato in mare e nei tombini utilizzati per lo smaltimento illegale era ventimila volte superiori alla norma consentita.

Un plauso è oggi obbligato, per tutta la popolazione residente nel territorio industriale e per le famiglie colpite da gravi lutti e invalidità permanenti, per l’eccezionale risultato ottenuto, deve essere concesso al pediatra Giacinto Franco, morto nel 2012, per l’importante studio sui “metalli pesanti”, e al dottor Anselmo Madeddu, per l’impegno sugli studi portati avanti con tanto impegno e professionalità, come sulle polveri sospese dei metalli pesanti e su tutte le sostanze inquinanti, sia sui preziosi chiarimenti scientifici sulle malformazioni e le concause collegate, e senza il dubbio, all’inquinamento dell’Ambiente.

Le sostanze furono classificate come teratogene, muto-gene e cancerogeni. Durante la gravidanza i metalli accumulati nell’organismo materno, sono ceduti in buona parte al feto con tutte le conseguenze del caso anzi esposto.

I dati sulle malformazioni: 1980 su 600 nati ben tredici sono nati con malformazioni congenite e sette non sono sopravvissute; dal 1980 fino al 1989 la percentuale dei nati malformati ad Augusta è stata dal 2% circa (140 casi su 6984 nati), contro una media nazionale dell’1,54 e una percentuale per l’Italia meridionale dell’1,18%. Dal 1990 al 2000, la percentuale ad Augusta aumenta fino a raggiungere una media dell’intero decennio del 3,12% (221 casi di malformazioni su 6945 nati), con un picco nell’anno 2000 con il 5,6% dei nati malformati. Nel 2001 si sono avuti ventidue casi di malformazioni su 573 nati (3,5% dei nati). Le cardiopatie congenite, sempre ad Augusta, raggiungono il 235 per mille contro il 196% del resto della Sicilia, e dell’apparato urinario del 59 per mille contro il quarantasei per mille. L’eccesso per le malformazioni genitali dal 1980 al 1989 è del 214 per mille dei nati contro il 214 per mille dei nati contro la media nazionale era di 100 per mille, e nel decennio 1990-2000 i casi sono aumentati al 303 per mille. In particolare tra le malformazioni dell’apparato genitale, l’ipospadia, cioè l’incompleto sviluppo per anomalia congenita del pene e dell’uretra maschile, nel perodio1990-1998 ad augusta ha interessato il 132 per mille dei nati, contro un settantanove per mille della Sicilia Orientale.

L’INCHIESTA “MARE ROSSO” E IL RISARCIMENTO SOSPETTO E LIBERATORIO DELLA COSCIENZA.

Il primo effetto di quell’inchiesta denominata “Mare Rosso” portata avanti dalla Procura della Repubblica di Siracusa, con l’impiego degli uomini del NICTAS e della Guardia di Finanza, e al solo parlare di una perizia tecnica multipla ordinata dalla magistratura inquirente, pressò l’Enichem, senza aspettare il giudizio di merito, a risarcire il danno causato dall’inquinamento da mercurio, versato in mare era cinquant’anni, a sborsare ben 11 milioni di euro in favore delle 101 famiglie dei bambini nati malformati e alle mamme costrette ad abortire prematuramente. Sulla logica e la regola latina: “Excusatio non petita, accusation manifesta”. Risarcimento che arrivò ancor prima della chiusura delle indagini per le famiglie che, dal 1991 al 2003, avevano avuto bambini nati malformati o costretti ad abortire. I rimborsi elargiti andarono dalle venti mila euro fino a oltre un milione di euro per tutti quei casi più gravi.

Durante le fasi dell’inchiesta, il procuratore capo, Roberto Campisi, parlò d’intercettazioni con delle parole trascritte e dirette al forte disprezzo per la vita, da parte di dirigenti e tecnici dell’Enichem, che erano davvero fuori d’ogni regola umana.

Per la storia. Sulla presenza del coraggioso Pretore Condorelli ad Augusta, subito dopo l’emanazione della legge Merli (anno 1976); norme che ponevano limiti e divieti all’inquinamento selvaggio. In quel tempo il mare era di colore marrone scuro, a tratti nero, con le caratteristiche strisce color arcobaleno degli idrocarburi nell’acqua, l’inquinamento industriale era senza limiti, totale, non c’erano nemmeno i pesci da pescare e da mangiare, scappati via per l’acqua avvelenata e senza una molecola di ossigeno, così in tutta la rada di Augusta. Il mare era fortemente avvelenato e puzzolente, le coste e le spiagge inquinate di petrolio, gasolio, benzina e della pece nera dappertutto, non ci potevano essere quindi nemmeno i bambini nati malformati; ma i medici di base cominciarono a denunciare nuove patologie ancora sconosciute in incubazione. Dopo quella data gli industriali cominciarono a scaricare in mare i veleni di notte per diluirne le concentrazioni, sotterrare i rifiuti nel terreno all’interno delle fabbriche e riempire le cave di pietra abbandonate del circondario industriale di scarti di lavorazione d’ogni genere e natura. E questo fino alla data dell’operazione “Mare Rosso. Ma ora, che cosa succede? Niente è la risposta. La salute della popolazione svenduta per il profitto, con il ricatto del lavoro. Un tozzo di pane amaro. Un accordo con la morte che produce più bare per funerali che culle per le nascite.

Concetto Alota

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