Priolo, rifiuti tombati nei centri abitati, nelle cave di pietra e valloni sotto i Climiti

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Priolo. Rifiuti industriali tombati a due passi dai centri abitati nelle contrade Mostringiano, Balorda, Spatinelli e Sorciaro. Il ritrovamento del mercurio nella piazza Bellini in pieno centro abitato di Priolo, confermato dalle analisi, hanno fatto riesplodere paura e rabbia degli abitanti del comune industriale più inquinato d’Italia. Sotto accusa, oltre il centro città, anche l’hinterland della periferia in cui sono ubicate villette e case di campagna nel triangolo tra i Monti Climiti, il vallone Diddino e la Frazione di San Focà. Sotto accusa i terreni a destra e a manca della Provinciale 25 che da Priolo arriva fino a Floridia, ma anche nella zona dell’interconnessione delle tubazioni delle varie industrie del petrolchimico, in cui furono ritrovati lo scorso anno scarti di amianto e rifiuti in genere.

Il ricordo degli abitanti della zona ci riporta allo scorso anno, quando si registrò un vistoso e diffidente traffico di rifiuti con escavatori in movimento e un via vai di camion. Rumori che di notte costringevano i cani ad abbaiare al transito dei grossi bestioni articolati, in strade e stradine della zona, svegliando i residenti. Il ritrovamento di tanti cani uccisi avvelenati in una sola notte fece accostare il sospetto fondato che quei camion potessero trasportare rifiuti alla rinfusa, o dentro dei fusti in lamiera. Arrivarono a magistratura e forze di polizia delle segnalazioni, ma la risposta fu il silenzio, complice la paura dopo la strage dei cani. Nella zona insistono diverse cave di pietra dismesse, terreni privati non utilizzati perché fortemente scoscesi, sulle sponde e sugli argini dei tanti valloni che insistono nel comprensorio, diventa un luogo ideale per gli smaltitori abusivi di rifiuti pericolosi, per far sparire a basso costo fanghi e veleni. E i nomi che circolano sono sempre gli stessi.

Un vecchio sistema, che dalla Sicilia alla Campania, secondo uno degli ultimi rapporti della Commissione sul ciclo illegale dei rifiuti, frutta circa 20 miliardi di euro. Un metodo criminale che seppellisce veleni per cavare montagne di soldi in un sistema consolidato; diverse Procure della Sicilia hanno più volte affrontato il grave problema, ma i risultati sono stati sempre mediocri. La gente non collabora. Ha paura. Per anni il traffico di rifiuti speciali ha interessato la Sicilia; in particolar modo la provincia di Siracusa, la zona delle vecchie cave disseminate in lungo e in largo in cui smaltire. Un’enorme pattumiera, con ingenti guadagni, in una situazione di silenzio generale delle autorità preposte al controllo del territorio; ma i cittadini hanno il diritto di sapere, dove sono stati interrati i rifiuti pericolosi. Inquietante resta che oltre alle aree già identificate, potrebbero esisterne altre, non monitorate e non conosciute in cui negli anni sono state stoccare rifiuti speciali in cave abbandonate, ma anche in terreni agricoli per ospitare tonnellate di veleni, che da sempre i pochi controlli effettuati hanno evidenziato delle incongruenze sui dati ufficiali nei registri delle aziende che si occupano di smaltimento dei rifiuti.

Il timore ora è nelle cave e nei terreni ai piedi dei Climiti, ma anche nei letti dei fiumi e valloni di scolo prosciugati; il sospetto che siano state sotterrate negli anni tonnellate di materiale nocivo, è reale. Ma per inquirenti e investigatori è una strada piena di ostacoli che spesso hanno fatto registrare la sfiducia da parte della popolazione chiusa nella propria sofferenza, anziché tentare di reagire per far luce sul dramma nel quale vivono.
Tutti tacciono. Parole che evidenziano quanto sia difficile organizzareuna lotta contro l’inquinamento selvaggio assieme alla cosiddetta società civile, non latitante, ma letteralmente assente sul territorio per paura delle rappresaglie e per difendere, paradossalmente, i posti di lavoro. Priolo, Melilli, Villasmundo, Lentini, Augusta e Siracusa. Una triste storia dei comuni interessati ai quali manca qualsiasi punto di riferimento; grave che dai politici e da parte dei sindaci dei paesi attorno al petrolchimico si è sempre registrato un silenzio “d’oro”, ignorando cosa stia avvenendo nei loro territori, dentro casa loro.

Rifiuti tossici sotto terra nelle campagne del territorio industrialesiracusano, fanghi di risulta, impastati col cemento o nascosti sotto terra, tonnellate e tonnellate di amianto lasciate in cave abusive oppure in miniere dismesse, vecchie discariche mai bonificate che producono inquinamento, come denunciato dalle popolazioni. È la terra dei veleni, dove soltanto nelle ultime ventiquattro mesi la Procura di Siracusa e le forze di polizia hanno alzato il sipario sui milioni di tonnellate di rifiuti smaltiti in maniera illecita e ancore nocive che producono tonnellate di percolato e inquinano l’aria in maniera esponenziale.

Alla domanda: Ma dove vanno a finire le montagne di rifiuti industriali? Per la Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, la risposta è chiara: in una miriade di discariche abusive.

Concetto Alota

 

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