Le verità di Amara e Calafiore come il vaso di Pandora

La riflessione di Natale: “Tutte le guerre sono combattute per denaro”.  (Socrate)

Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata. Frase che viene utilizzata per riferirsi a una situazione nella quale, di fronte a un problema che dovrebbe essere affrontato con decisione e con rapidità, si perde troppo tempo a discutere senza agire. Premessa che occupa lo spazio del malessere di un passato fatto di pause e indecisione, in cui è stata applicata la regola del politichese dell’attesa del nulla. Tutto questo mentre la giustizia esce dal baratro del disfacimento, delle ostilità tra le diverse fazioni in lotta e forse anche tra ex alleati.

La città di Siracusa, dopo essere balzata agli onori della cronaca giudiziaria internazionale, in una sorta di Caput Mundi degli incroci giudiziari, tenta tastoni di godersi la quiete dopo la lunga tempesta giudiziaria silente durata circa vent’anni, finita in buona parte con lo smembramento del Sistema Siracusa e non solo; ma ecco che si insinua il vecchio detto, tratto da titolo del Film del 1950 diretto da Giuseppe De Santis: “Non c’è pace tra gli ulivi”.

Gli avvocati Piero Amara verso la fine del mese di novembre e Giuseppe Calafiore nella prima decade del mese di dicembre, hanno incontrato separatamente i vertici della Procura di Siracusa. Nulla è trapelato sul contenuto o sui motivi della visita, ma da più parti si parlerebbe di una “collaborazione volontaria estesa”. Risoluzione che nella metafora del linguaggio colloquiale, appare come l’apertura del vaso di Pandora: compiere un’azione apparentemente innocua ma che risulta avere delle conseguenze negative su numerosi soggetti. O come a voler dire ai giorni nostri: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Involontariamente appare di primo acchito come l’obiettivo di stanare a bocce ferme i “fantasmi riuniti” dei Veleni in Procura, Attacco alla Procura, del Sistema Siracusa e di voler scavare anche nelle tematiche dell’Ato Idrico, della concessione e gestione del servizio affidato alla Sai8, in sostituzione della Sogeas. L’azzardo appare come un ulteriore possibile terremoto giudiziario. E non si può ancora parlare di una razionalità formale delle indagini in corso della Procura. E questo perché sembra a prima vista strettamente connesso con una precisa strategia cognitiva, che a sua volta si lega e si slega, in base allo scenario disegnato e desiderato dagli attori e dai registi ancora in buona parte sconosciuti sia nel numero, sia nei nomi.

Negli ambienti giudiziari si parla di una nuova quanto possibile bufera. E questo dopo la vicenda su cui Amara ha imbastito un nuovo avvenimento giudiziario, come i risvolti del presunto falso complotto all’Eni. Ma il colosso guidato da Piero Descalzi presenta il conto e chiede 30 milioni di euro per danni alla reputazione dell’Ente di Stato all’avvocato Piero Amara, un tempo consulente dell’Eni nelle sue controversie, diventato giocoforza accusatore di Descalzi & company (non per niente l’attacco si dice essere la migliore difesa).

“Nel corso del 2015 – si legge nell’atto depositato dall’Eni al tribunale di Terni – l’avvocato Amara ha elaborato dapprima una serie di esposti anonimi alla Procura di Trani e poi una denuncia alla procura di Siracusa, dove c’era il suo amico il Pm Giancarlo Longo, nei quali veniva denunciato un preteso complotto asseritamente finalizzato a destabilizzare i vertici di Eni”. Tutto falso, secondo gli avvocati Sara Biglieri e Luca De Benedetto, ma di questo Amara dovrà rispondere in sede civile.

Nella nuova fase appena “battezzata”, la Procura di Siracusa dimostra capacità ed equilibrio della logica giudiziaria mirata a chiarire fatti e misfatti, anche se era scontato che l’eredità del nuovo procuratore, Sabrina Gambino sarebbe stata davvero difficile. Difatti, insistono ancora zone d’ombra e tanti misteri irrisolti, che il Procuratore e i suoi sostituti stanno tentando di fronteggiare.

Le diverse Procure a suo tempo coinvolte si sono aggrappate alle rivelazioni di Amara per salvare il salvabile e hanno chiesto lumi, come in un romanzo criminale con tanti colpi di scena: incontri riservati, esposti anonimi, telefonini criptati e tanto altro ancora. E questo è il passato, ma il futuro?

Ed ecco che arriva il gol inaspettato. Afebbraio del2020 nei tribunali di Messina e Siracusa arrivano i carabinieri dei Ros per acquisire documenti sul Sistema Siracusa e i suoi dintorni. Visita del gruppo specializzato dei carabinieri in cui si parla di “acquisizione urgente di documentazione già svolta presso il Tribunale di Siracusa”, che rimane sempre il punto si partenza e di arrivo di questo infinito romanzo giudiziario.

I Ros, che di solito indagano su mafia e terrorismo, giudici corrotti e servizi segreti deviati, sono arrivati come un fulmine e ciel sereno dapprima nel Tribunale di Siracusa e dopo a quello di Messina, dove hanno acquisito atti e documenti che interessavano l’avvocato Piero Amara e i dintorni.

Amara, da quando il capo dell’Eni Claudio Descalzi si è costituto in giudizio a Trani contro di lui, chiedendo trenta milioni di euro per danni di immagini all’ente, ha cominciato ad allargare il tiro, parlando dei tanti servizi già resi all’Eni e di tanto altro ancora, tutto ancora da srotolare. E questo sempre secondo la vecchia e saggia regola: la migliore difesa è l’attacco.

Nell’inchiesta della Procura romana che ha acquisito gli atti presso i tribunali di Messina e Siracusa, in alcune parti la difesa di Amara si incrocerebbe con le attività svolte nel territorio siracusano, con il possibile riferimento all’attività dell’Eni nel Polo petrolchimico (e non solo), oltre ad una serie di fatti legati a personaggi potenti degli ambienti giudiziari, politici, dell’economia e dell’industria, con possibili ulteriori forti “emozioni”. Infatti, Amara continua a rilanciare e ad aggiornare il “romanzo”, con l’apertura del nuovo fronte. Si attende il finale del secondo filone, in cui si ipotizza la scoperta di tanti racconti. Sarebbero stati coinvolti uomini che frequentano i corridoi dell’altra borghesia, i palazzi di giustizia, le sedi delle industrie, le sedi dei partiti politici e dell’Ato idrico; quest’ultimi tirati in causa nel processo denominato Sai8 e di cui risultano coinvolti Piero Amara e Attilio Luigi Maria Toscano, oltre agli amministratori della Sai8, che all’epoca dei fatti era concessionaria del servizio idrico integrato. La prossima udienza del processo Sa8 si terrà il 4 marzo prossimo, con ulteriori possibili colpi di scena e nuovi “arrivi”; udienza durante la quale il Gup Salvatore Palmeri ha fissato un incidente probatorio nel corso del quale Piero Amara avrebbe modo di spiegare, approfondire e chiarire il contenuto di diversi aspetti dell’incontro avuto con i magistrati della Procura.

Ben lungi dal fornire conoscenze sicure e univoche. In ogni caso, la lusinga di ridurre la vecchia guerra a semplice strumento di conferma di presunte verità d’altra matrice dolosa, non si addice allo stato dei fatti, ma può scoprire nuovi orizzonti ancora inesplorati. Nomine e interessi in enti pubblici e società partecipate, favori e consulenze e prebende che gravano sulle spalle della collettività. Un aspetto raziocinante a ventaglio che disprezza il confronto intellettuale tra le due parti in eterna causa, con l’enorme materialità della realtà in una sub-cultura difficile da smantellare. La contraddittorietà e la frammentarietà dei fatti è chiara per colpe diffuse, ma con ancora molti lati oscuri e che forse stavolta si chiariranno, almeno in buona parte. In tutto ciò, insiste la frequente casualità degli accanimenti e la loro irriducibile resistenza a trovare spiegazioni di grande regie o progetti predefiniti a tavolino, con tanti registi e attori, tutti bravi e con anni di esperienza alle spalle.

Al contrario, oggi occorre una nuova auspicabile moralità politico-giudiziaria che  può recuperare di certo il valore indispensabile del controverso conoscitivo, quale riflesso della consapevolezza epistemologica del carattere suppositivo delle tante verità messe in campo, ma finora palesemente ammesse e negate nel contempo. La strumentalizzazione messa in campo da anni, oltretutto abbastanza chiara nel capire uomini e mezzi, ha fatto la differenza nella mancata reazione di chi aveva ed ha la responsabilità d’intervenire per fermare in tempo chi ha approfittato delle occasioni per delegittimare, accusare e condannare il nemico scomodo, o avversario che dir si voglia.

Un confronto che oggi non regge il gioco delle parti, dove gli attacchi non sono equilibrati e alla fine la verità sarà soddisfatta dal lavoro portato avanti dalla magistratura e da uomini di buona volontà, scoprendo chi ha pescato nel torbido e chi ha invece ragione da vendere. Senza dimenticare, però: chi è senza peccato scagli la prima pietra.

“Il virtuoso si accontenta di sognare quello che il peccatore realizza nella vita” (Platone)

Concetto Alota

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