Siracusa. “Fantasmi” e “veleni” che ritornano: quello scontro tra le parti in causa mai sopito

L’opinione

Al di là dello scontro in atto a tre: politica, magistratura e avvocatura, si deve parimenti adagiare una riflessione di natura sociale. E per rimanere nel nostro brodo locale, è uno schema già conosciuto nella fase dell’attuazione dei veleni al palazzo di giustizia di Siracusa inteso ad assicurare l’autonomia, l’indipendenza e la stessa terzietà del giudice rispetto alle parti processuali nell’ottica del controllo di legalità; uno scontro che portò ad un lungo conflitto tra le parti in causa, mai del tutto sopito. È il problema del “sistema giustizia” che non può ulteriormente essere affidato solo allo “spirito di corpo” e alle regole che lo reggono, frazionando l’interesse generale.

I rappresentanti dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa hanno abbandonato la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Catania per protesta contro le sempre più gravi carenze d’organico nel tribunale di Siracusa e contro la riforma della prescrizione.

A seguire la cerimonia è rimasto solo il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa, Favi, per rispetto istituzionale nei confronti della Corte di Appello e del suo Presidente. Gli avvocati siracusani si sono così uniti alle proteste sulla riforma della prescrizione che hanno segnato tutto il territorio nazionale, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

La protesta dell’Ordine degli Avvocati di Siracusa è legata però anche all’ormai insostenibile situazione, per l’attività del Tribunale di Siracusa e l’attività professionale dei legali, a causa delle carenze di personale denunciate più volte negli ultimi mesi. Secondo la pianta organica, a Siracusa dovrebbero essere in servizio 35 magistrati, compreso il presidente del Tribunale e 4 presidenti di sezioni, ma nella realtà l’organico è formato ad oggi da soli 21 magistrati: si tratta di 14 unità in meno per una situazione che ha conseguenze non solo sull’attività del tribunale e degli avvocati ma anche sull’accesso alla giustizia dei cittadini.
Gravi lacune anche per quanto riguarda il personale amministrativo perché mentre in pianta organica sono previste 132 unità, in servizio a Siracusa ci sono solo 116 unità.

E se è vero che a volte la storia si ferma e torna indietro per ripetersi, allo sfondo riappare la logica dei “Veleni al Palazzo” e del “Sistema Siracusa” che lentamente come un romanzo criminale d’altri tempi si ripresenta con tutta la sua arroganza, come a volere la rivincita. È la madre di tutte le guerre che da quasi vent’anni non lascia spazio alle regole civile, al corso della giustizia degli uomini all’interno del tribunale di Siracusa e non solo, ma anche nella politica in favore degli affari sporchi con mille rivoli processuali a cui non sfuggono gli interessi di gruppi e di lobby sia nei palazzi del potere, ma anche zona industriale. E mentre la vicenda assume i contorni di una lotta tra gruppi, la verità, oggi a carte scoperte, conferma, come in una fiaba di onesti e malvagi, che si tratta di un gruppo di buoni e uno di cattivi; questi ultimi hanno approfittato del potere temporale detenuto, mentre i primi volevano solo garantire i diritti della libertà, della democrazia, del semplice vivere e della giustizia. Le ultime inchieste ancora in corso hanno scomodato ben 5 Procure della Repubblica, ma la verità non è stata ancora svelata del tutto. Rimangono tante, troppe, zone d’ombra ancora da chiarire.

E in proposito negli ambienti giudiziari siracusani si parla di una nuova impronta di fantasmi con lo stemma in fronte del “Sistema” nel palazzo di Giustizia siracusano con allo sfondo i tanti possibili colpi di scena; si cerca di capire dove si annidano i tanti possibili delatori, i fantasmi che cercano notte e giorno i possibili segreti ancora da svelare. Condizioni che potrebbero espandersi con nuove rivelazioni e tanti possibili colpi di scena.

La quiete dopo la tempesta. La Procura Generale di Catania avrebbe avocato due importanti fascicoli d’inchiesta abbastanza capziosi che interessano fatti accorsi nel territorio di Augusta e di Melilli. Nello stereotipo collettivo sulla complessa vicenda si sostiene che sostano ancora tanti aspetti e sospetti collegati ai vecchi rapporti che apparivano, allora come ora, chiaramente bellicosi, come a voler dire: non c’è pace tra gli ulivi.

Nell’ambito del Sistema Siracusa nella collaborazione con le diverse Procure Italiane degli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, oltre a Giancarlo Longo per i fatti specifici, si potrebbero inserire tanti cattivi pensieri per la possibile ripercussione dei tanti personaggi anche di spessore criminale coinvolti e finiti sotto processo proprio per la collaborazione dei tre “delatori siracusani” e dei contenuti in premessa riportati.

E in merito alla vicenda del cosiddetto Sistema Siracusa, il cavaliere della Repubblica Paolo D’Orio, scrive. “Premesso e indimenticato il principio della presunzione d’innocenza (che si ricava dall’art. 27 comma II della nostra Costituzione) ovvero che nessuno è colpevole fino a sentenza resa dalla Suprema Corte di Cassazione, i fatti per cui Siracusa è nelle testate nazionali non danno lustro alla città di Archimede ma, innanzitutto, preoccupano l’italiano che crede alla Giustizia nell’eccezione di genesi del termine”.

“Dobbiamo ricordare – scrive ancora Paolo D’Orio – tutti ma specie i magistrati che “se è vero che esiste un potere, questo potere e è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle Leggi” – come ammoniva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa”. “Occorre amare con senso civico questa nostra terra, bellissima, ma principalmente imparare a indignarsi quando il potere venga affidato ai disonesti o ai prepotenti o prevaricatori”.

“Di solito si traccia un percorso per analizzare gli aspetti della possibile vendetta, ma una storia giudiziaria troppo ingarbugliata come questa che assomma un periodo lungo vicino ai 20anni, con decine e decine di persone coinvolte a vario titolo, non si può di certo svelare in poche battute, anche perché ci sono ancora troppe cose da scoprire. Non dimentichiamo che la trattativa Stato-Mafia spunta fuori dopo decenni e con ancora tanti segreti nascosti”.

“Sin da gennaio sono diversi e non tutti alla cronaca gli attacchi diretti od indiretti, fisici o minacciosi che hanno colpito i difensori del Foro di Siracusa, fino all’incendio che ha distrutto l’autovettura del Presidente Favi. L’Avvocato vista la funzione sociale esercitata – che nell’epoca moderna pare sottovalutata – dovrebbe essere considerato inviolabile (o quantomeno più che rispettato) per la sua figura costituzionalmente garantita, dal Presidente del COA al praticante che s’iscriverà lunedì prossimo venturo.” Così il Cavaliere Paolo D’Orio, avvocato penalista.

“È con profondo imbarazzo…”. Sono le prime parole nell’esposto che ha dato vita all’inchiesta delle Procura di Roma e Messina, con gli arresti di magistrati, avvocati, giornalisti e professionisti. Secondo l’accusa, si sarebbero messi d’accordo per inventare complotti come quello legato all’Eni, aprire fascicoli fantasma, acquisire le carte di altre indagini, minacciare e spiare colleghi. Sono stati proprio gli otto coraggiosi magistrati siracusani, il 23 settembre 2016, a firmare l’esposto per denunciare gli strani rapporti fra un collega, Giancarlo Longo, e gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, tutti e tre raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla Procura di Messina.  “Nell’ambito della gestione di diversi procedimenti penali, si legge nell’esposto, si sono palesati elementi che inducono a temere che parte dell’azione della Procura della Repubblica possa essere oggetto di inquinamento, funzionale alla tutela di interessi estranei alla corretta e indipendente amministrazione della giustizia”. Questi i nomi dei magistrati Margherita Brianese, Salvatore Grillo, Magda Guarnaccia, Davide Lucignani, Antonio Nicastro, Vincenzo Nitti, Tommaso Pagano e Andrea Palmieri, che hanno acceso la miccia della Giustizia.

Lungi dal fornire conoscenze sicure e univoche. In ogni caso, la lusinga di ridurre la guerra in atto a mero strumento di conferma di presunte verità d’altra matrice dolosa che può comportare un’arroganza raziocinante che disprezza il confronto intellettuale con l’enorme materialità della realtà in una sub-cultura tutta siracusana difficile da smantellare, con la contraddittorietà e la frammentarietà dei fatti, con la frequente casualità degli accanimenti e la loro irriducibile resistenza a trovare chiarimenti in grande regie o progetti predefiniti a tavolino, con tanti registi e attori, tutti bravi e con anni di esperienza alle spalle.

Al contrario, oggi occorre una nuova auspicabile moralità politico-giudiziaria che non può non recuperare di certo il valore indispensabile del controverso conoscitivo, quale riflesso della consapevolezza epistemologica del carattere suppositivo delle tante verità messe in campo, ma finora palesemente negate. La troppa strumentalizzazione messa in campo, oltretutto abbastanza palese, ha fatto la differenza nella mancata reazione di chi aveva ed ha la responsabilità d’intervenire per fermare in tempo chi ha approfittato delle occasioni per delegittimare, accusare e condannare il nemico scomodo, o avversario che dir si voglia. Non si è badato a spese. Pentiti, “agenti segreti” reclutati su Facebook, con fascicoli costruiti ad arte per facilitare il compito a chi doveva indagare e invece si è lasciato convincere di fatti e misfatti.

Un confronto che oggi non regge il gioco delle parti dove gli attacchi non sono equilibrati e alla fine la verità sarà soddisfatta del lavoro onesto portato avanti, scoprendo chi ha pescato nel torbido e chi ha ragione da vendere. Almeno così si spera.

Mancherebbero alcuni importanti particolari necessitati a suo tempo presso il palazzo di giustizia di Siracusa; patata calda che ora è in mano alla Procura di Milano sul falso complotto-depistaggio Eni che si è formalizzato a Siracusa.

Nell’atto del procuratore aggiunto Laura Pedio e del pm Paolo Storari, si legge non solo che «nell’attività di depistaggio è stata strumentalizzata anche l’attività parlamentare», ma pure che «Amara ha aggiunto che molto di recente, attraverso Denis Verdini, gli è stato nuovamente proposto di scaricare la responsabilità del finto complotto su Massimo Mantovani», l’ex capo dell’ufficio legale del gruppo, «e Vella», l’ex numero due tra gli indagati per corruzione tra privati. Infatti in uno dei tre interrogatori dello scorso mese (12 dicembre) Amara ha affermato che Verdini gli avrebbe ribadito “che qualora avessi parlato della vicenda Eni avrei dovuto sostanzialmente dire che Vella e Mantovani volevano salvare Descalzi ed erano i reali ispiratori della manovre sia di quella “olio di palma” che del “complotto”».

Eni è certa che gli accertamenti della magistratura inquirente, nella cui attività la società ripone assoluta ed incondizionata fiducia, consentiranno di chiarire ulteriormente l’estraneità della società e degli attuali manager interessati dal provvedimento alle ipotesi investigative avanzate allo stato. Per quanto riguarda l’ipotesi relativa al cosiddetto “depistaggio”, Eni ribadisce la fermissima convinzione di essere parte lesa e continuerà a perseguire con rinnovato vigore e determinazione nelle sedi già adite la tutela della propria reputazione nei confronti di chiunque abbia già confessato un proprio coinvolgimento o che altrimenti risulti responsabile di eventuali ulteriori condotte censurabili in danno sia alla reputazione sia al patrimonio nella assoluta convinzione che le attività di indagine in corso non potranno che convergere sugli accertamenti interni svolti e sulle azioni di Eni già in essere.

Ma il futuro potrebbe essere ancora una volta ricco di tante sorprese.

Concetto Alota

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