Ventimila gli agricoltori scesi in piazza da Nord a Sud per dire basta ai trafficanti di grano che schiacciano il prodotto nazionale sotto i costi di produzione, costringendo le imprese agricole a lavorare in perdita e spingendo sempre più sulle importazioni estere, con il grano italiano sottopagato per dare spazio a quello canadese al glifosato. Il piano della Coldiretti per rilanciare il grano italiano parte dalla lotta alle pratiche sleali e più sostegno ai contratti di filiera per difendere l’agricoltura italiana da speculazioni, concorrenza sleale e logiche di mercato che penalizzano chi produce cibo. Un grido partito da Bari, cuore del “Granaio d’Italia”, e da Palermo, con manifestazioni simultanee anche a Cagliari, Rovigo e Firenze, tra cartelli, cori e sacchi vuoti con il tricolore per denunciare un sistema che distrugge il reddito agricolo. A rischio quasi 140mila imprese agricole, soprattutto nel Mezzogiorno. Un chilo di pasta oggi viaggia sui 2 euro, ma agli agricoltori vengono riconosciuti appena 28 centesimi al chilo di grano. “Serve dare dignità agli agricoltori, rispettando la legge sulle pratiche sleali che vieta la vendita sotto i costi di produzione – ha dichiarato il presidente Ettore Prandini – e rivedere completamente il sistema delle borse merci locali che vanno superate con una CUN (commissione unica nazionale) per la formazione del prezzo. Non possiamo svendere il grano sotto i costi, vogliamo più controlli contro gli speculatori, i contratti di filiera sono lo strumento di difesa del reddito”. “Lottiamo contro i trafficanti di grano che vogliono uccidere la distintività e l’origine. L’Italia non produce tutto il grano che le serve perché viene pagato agli agricoltori con cifre offensive, che nessuna impresa potrebbe sostenere, denuncia il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, questa non è solo una battaglia per il prezzo: è una battaglia per la salute e per la sovranità alimentare.
