Esperti internazionali a confronto sulla data dell’eruzione del 79 d.C. che seppellì Pompei

Studiosi e ricercatori provenienti da prestigiose istituzioni nazionali e internazionali si riuniranno il 21 e 22 novembre all’Antiquarium di Boscoreale per la conferenza internazionale “Pompei · 79 d.C.: questioni di metodo e di narrazione storica”. Al centro del dibattito, uno dei temi più discussi dell’archeologia e della filologia antica: la data esatta dell’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei.

Tra gli ospiti più attesi figura Pedar Foss, Professore di Studi Classici presso la DePauw University di Greencastle (Indiana), che il 21 novembre presenterà in anteprima i risultati di una ricerca durata nove anni, dedicata allo studio dei manoscritti delle lettere di Plinio il Giovane.

“La data dell’eruzione che ha coperto Pompei è fondamentale” – spiega Foss – “perché rappresenta uno dei pochissimi punti fissi della storia antica correlabile a prove materiali chiare nell’archeologia del Golfo di Napoli. Una data certa permetterebbe di calibrare con precisione vari metodi scientifici di datazione da applicare anche in siti privi di fonti scritte”.

Lo studioso illustrerà le conclusioni di un’indagine approfondita su tutti i manoscritti e le edizioni delle Lettere 6.16 e 6.20 di Plinio, ricostruendone lo stemma genealogico attraverso tecniche tradizionali e statistiche.

Per più di cinquecento anni, la tradizione filologica ha concordato su una data precisa: il 24 agosto del 79 d.C., corrispondente al nono giorno prima delle calende di settembre, riportato nelle fonti più antiche e affidabili.

Foss ricostruisce l’origine dei dubbi moderni:
errori di copia, fraintendimenti, l’uso di edizioni obsolete e interpretazioni fuorvianti introdussero l’idea che la data pliniana fosse incerta, aprendo la strada a ipotesi alternative in ottobre, novembre o persino dicembre. Questo alimentò decine di studi archeologici e scientifici – molti dei quali verranno discussi durante la conferenza.

By Redazione Avola

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