Franco Battiato e la danza altalenante alla ricerca di se stesso

L’immagine della sua razionalità, poco familiare al giorno d’oggi.
Una schiettezza tale, quasi da voler abbattere qualsiasi inquietudine e solitudine ascoltando la sua voce stessa.
Quasi come sperare che, parlando ad alta voce, dando voce ai pensieri, potesse trovare un senso alla costante domanda che accompagnava e ispirava ogni secondo della vita di Franco Battiato.

La lucidità nel comprendere a pieno che il tempo è un’oscillazione tra una perdita di 15 minuti e chi riesce a mantenere la concentrazione per più di 15 minuti.
E l’ironia siciliana, con influenze padane, lo rende eterno in ogni movimento e lascito musicale.

Intrappolarsi nelle circostanze e non viaggiarci dentro è stato un passaggio obbligatorio per l’artista, per tramutare la sua amata musica elettronica nella musica cosiddetta commerciale.
Ed aveva ragione.
Ha raggiunto chiunque, ogni dove e d’ogni età.
Anche andando contro se stesso, si è banalmente reso conto che con i suoi pensieri poteva vivere, che poteva dare voce ai suoi pensieri e a quelli della gente, anche non facendolo più solo per sé stesso e assecondando la richiesta del pubblico e la pressione dei discografici.

I temporali estivi a Tunisi.
A Franco piaceva Tunisi.

Noi siamo sempre soli, pure quando siamo in compagnia.
E la consapevolezza stessa, la verità ponderata dietro alla certezza che il riunirsi ad altre anime sole rendeva unici i legami di Franco Battiato.
La sua capacità di dire sempre le verità, anche le più scomode, quelle che nessuno vuole sentire, rende attuali le domande piene di risposte di Franco Battiato.

Era come se nelle domande stesse trovasse la sua verità.
Che poi, alla fine, è ciò di cui bisognerebbe convincersi: che le verità sono veli trasparenti sui visi di giovani siciliane.
La verità è un flusso di coscienza che comincia quando dal passare ad esserci passiamo all’essere, nel momento, nel presente.
Non a vagare per inerzia, ma costeggiandola.

La Cura immedesima anche l’essere più apparentemente senza forma e senza puri sentimentalismi, in un vortice di emozioni che attraversa come un vento gelido.
È come se Battiato rendesse semplice ogni impulso umano: gli dà il peso del mondo ma lo semplifica per sé stesso e per quelle anime ricercatrici che vagano questo mondo con un bagaglio massiccio che è l’ignoto.

E Franco Battiato, della sua paura dell’ignoto, ne ha fatto un centro di gravità permanente, accessibile al mondo intero e senza orari di chiusura

By Ginevra Ferrigno

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