Grido d’allarme del Coordinamento Intersindacale dei Laboratori di Analisi Siciliani, per il portavoce Pietro Miraglia, la sanità convenzionata nell’Isola è arrivata al punto di rottura, “un disegno politico preoccupante”, afferma, rischia di cancellare un settore che da oltre cinquant’anni garantisce servizi capillari e certificati soffocato da tariffe e vincoli. Secondo i rappresentanti sindacali, le scelte del Governo regionale e nazionale stanno mettendo in ginocchio il sistema delle strutture convenzionate. Tra i nodi principali: Il piano di rientro: da 17 anni la Sicilia è bloccata in un percorso di risanamento finanziario che limita la spesa sanitaria, tariffe sottocosto: l’introduzione del nuovo nomenclatore tariffario nazionale, entrato in vigore il 31 dicembre 2024, ha ridotto i compensi per le prestazioni di laboratorio di oltre il 30% in media, con punte superiori all’80%. Mentre altre regioni hanno scelto di compensare o addirittura aumentare le tariffe, la Sicilia si è limitata a uno stanziamento di 15 milioni giudicato insufficiente e che rischia di essere annullato dalla Corte Costituzionale. “La sanità siciliana, si legge nella nota, sembra più interessata a logiche di consenso e di potere che alla tutela della salute dei cittadini, se le istituzioni continueranno a ignorare le nostre istanze, saremo pronti a mettere in campo azioni di protesta”.
