Avrebbero commesso un errore di persona i quattro indagati che domenica pomeriggio hanno accerchiato e pestato a sangue l’ex collaboratore di giustizia Rosario Piccione. A identificare gli aggressori sono stati i poliziotti della Questura di Verona, intervenuti subito dopo l’episodio in cui è rimasto vittima il siracusano. I quattro sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria e dopo che gli investigatori hanno mostrato la foto di Piccione, hanno concordato di avere sbagliato persona.
Aveva appena parcheggiato l’auto e si era incamminato verso l’aeroporto quando è stato aggredito da alcune persone incappucciate, che lo hanno lasciato tramortito sul marciapiede. L’ex collaboratore di giustizia che da diversi anni, ormai, vive in Nord Italia. L’episodio, che egli stesso ha raccontato al Diario, è avvenuto intorno alle 15.30 di domenica scorsa. Piccione dice di essersi incamminato verso l’aeroporto di Verona, distante tre chilometri dal parcheggio, dove ha lasciato l’automobile per imbarcarsi sul volo che lo avrebbe condotto al “Bellini” di Catania. Qualcuno, che forse lo avrebbe riconosciuto, lo ha seguito e, in compagnia di altre persone, avrebbe atteso il momento propizio per aggredirlo a pugni e calci per poi scappare lasciandolo dolorante sul selciato.
I medici gli hanno riscontrato un trauma cranico e fratture al braccio e ad una costola. Agli investigatori, Piccione non ha saputo dare alcuna indicazione sull’identità degli aggressori perché sostiene abbiano agito con il volto travisato e senza proferire alcuna parola. Piccione, che in passato era stato il ragioniere del clan Bottaro-Attanasio, è stato collaboratore di giustizia dal 2002. Uscito fuori dal programma di protezione nel 2009, ha continuato a vivere al Nord Italia dove oggi gestisce un negozio per il noleggio di biciclette, scooter e monopattini.
L’ex pentito Piccione aggredito a Verona: fu un errore di persona
