“Se Sanremo ha 76 anni, la nostra Repubblica ne ha 80.
Fatelo un applauso per gli uomini e alle donne che hanno perso la vita, i nostri nonni, i nostri bisnonni, i nostri genitori, che hanno perso la vita per noi, per la nostra libertà, per darci questa Repubblica che ci permette di essere liberi.
Quel 2 giugno del 1946 andarono a votare anche le donne. Tra questi c’era la signora Gianna Pratesi che secondo me è l’ospite d’onore del festival”. Con queste parole Carlo Conti presenta la signora Pratesi che arriva all’Ariston accompagnata dai due figli Alessandro e Marco.
“Quanta gente!” dice subito stupita.
“Visto che nel 1946 ha votato, posso dirlo, ha 105 anni”. La signora Pratesi porta in regalo a Conti un quandro e dice: “Sono una pittrice sa?”. Il 16 di marzo farà il compleanno e dice: “Sono dei pesci e a me piace nuotare, ho fatto anche una gara che ero giovanissima mentre abitavo a Chiavari che è una bella città” racconta gioiosa dicendo di essere arrivata terza seppur non aiutata da nessun allenatore e in gara con atlete esperte.
“Mio figlio ha anche la medaglia” dice.
E Conti la incalza curioso: “Chi ha votato tra repubblica e monachia?” “Repubblica, tutti in famiglia eravamo di sinistra”.
La signora Pratesi ama la musica e suona il pianoforte: “Mi piacciono le canzoni della Vanoni, poi Ventiquattromila baci e poi Mammamaria dei Ricchi e Poveri”. E la canticchia pure la canzone di Celentano. “Il segreto per vivere a lungo non lo so, – dice ancora – ho avuto una bella gioventù, avevamo una famiglia d’oro, poi il mangiare (non dovevo mangiare una cosa per forza se non mi piaceva, me la cambiavano)”. E chiude scatenando l’applauso della sala stampa: “Io leggo il giornale tutte le mattine. La gazzetta dello Sport, poi il Venerdì, e Il secolo XIX”.
