Strage di Bologna 45 anni dopo, il tritolo che cambiò la sorte di 85 persone

45 anni fa la strage di Bologna che,  come oggi , era un sabato estivo e spensierato, squarciato da un boato che cambiò il volto della nazione. Oggi l’ Italia è unita da nord a sud, a  Bologna come a Palermo il ricordo dei familiari che convivono quotidianamente con il dolore in attesa di risposte che non hanno ancora avuto. L’orologio della stazione è simbolicamente fermo ancora a quella tragica ora – le 10.25 quando una valigetta, sistemata a circa 50 cm d’altezza su un tavolino portabagagli sotto il muro portante della sala, e contenente un ordigno a tempo, viene fatta esplodere nella sala d’aspetto della seconda classe. La bomba è composta da 23 kg di esplosivo: una miscela di 5 kg di tritolo e T4, potenziata da 18 kg di gelatinato. La deflagrazione causa la morte di 85 persone e il ferimento o la mutilazione di più di altre 200. L’onda d’urto è talmente potente che devasta anche il parcheggio dei taxi, dopo i primi secondi di silenzio surreale, con la polvere e i detriti che si sono posati con una spessa coltre sull’area circostante, iniziano le richieste di aiuto e i lamenti dei feriti. Si avvicinano i primi soccorritori. La città, come testimoniano i filmati d’epoca, si trasforma in un’enorme macchina di soccorso e assistenza. Una strage, appare subito chiaro agli inquirenti, cercata, voluta fortemente. Ma da chi? Gli anni ’70 si sono appena conclusi, ma la violenza politica non sembra fermarsi. In quel periodo le Brigate Rosse e i NAR – Nuclei Armati Rivoluzionari – sono piuttosto attivi. Proprio verso quest’ultimo gruppo più noto dello spontaneismo armato di estrema destra, guidato da Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, i magistrati inquirenti della Procura di Bologna dirigono le ricerche investigative che evidenziano la matrice dolosa e terroristica dell’esplosione. Lo sdegno della folla accorsa in piazza Maggiore è forte. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, presente ai funerali, si fa interprete dei sentimenti delle persone in quella piazza e definisce l’attentato come “l’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”. A causa dei molteplici tentativi di depistaggio che si susseguono negli anni, per i quali anche ci saranno processi e condanne, la magistratura bolognese impiega decenni per chiarire dinamica, autori materiali, complicità e mandanti della strage. Si apre così il quarto processo sulla strage, che si conclude dopo 5 anni, il 1° luglio 2025: la Corte di Cassazione conferma definitivamente la condanna all’ergastolo nei confronti di Paolo Bellini, come esecutore dell’attentato. Nonostante i 4 processi, in merito all’individuazione dei mandanti ultimi e sugli obiettivi della strage “permangono ancora domande senza risposta”. Nel cippo commemorativo, posto sul luogo della strage, i nomi delle vittime, la più giovane aveva 3 anni, Angela Fresu; il più anziano, Antonio Montanari, ne aveva 86.

 

 

By wltv

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Related Posts