Il rilancio industriale del Mezzogiorno passa attraverso le rotte della pianificazione economica, ma negli ultimi mesi quel cammino sembra essersi trasformato in un percorso a ostacoli fatto di cifre incerte e promesse disattese. Al centro della tempesta si trova la ZES Unica. Lo strumento che avrebbe dovuto garantire ossigeno alle imprese del Sud. Oggi, invece, finisce sotto la lente d’ingrandimento per un paradosso contabile. Il passaggio da un’aliquota teorica del 60% a una reale del 36%.
Non si tratta di una semplice variazione numerica, ma di un “tradimento” del principio di affidamento che lega lo Stato al sistema produttivo, mettendo a rischio la stabilità finanziaria di centinaia di piccole e medie imprese.
L’analisi tecnica di questo scenario rivela una storia di aspettative tradite. Le politiche incentivanti, infatti, non sono elargizioni benevole. Servono a correggere i cosiddetti fallimenti di mercato, ovvero quel divario che rende un investimento strategico ma non sostenibile per un privato nel breve periodo. Se lo Stato promette una copertura del 60% per l’acquisto di nuovi macchinari, l’imprenditore assume debiti e mobilita risorse basandosi su quel calcolo.
La cronaca degli ultimi due anni parla chiaro. Dopo un’estate 2024 segnata da una percentuale di fruibilità crollata inizialmente al 17%, il provvedimento dello scorso 12 dicembre ha certificato per l’anno in corso una quota del 60,38%. Tradotto in termini pratici, chi aveva pianificato un rientro della metà dell’investimento si ritrova oggi a dover coprire un buco imprevisto. Con conseguenze che si riverberano sui flussi di cassa e sui rapporti con gli istituti di credito. In un territorio già fragile, l’incertezza diventa così un deterrente sistemico. L’impresa delusa oggi sarà l’impresa che domani rinuncerà a innovare, alimentando quella stessa diffidenza che la politica dello sviluppo dovrebbe invece combattere.
Dietro questa analisi critica e puntuale c’è la firma di Andrea Sangregorio, una delle figure di riferimento in Sicilia e nel Mezzogiorno per quanto riguarda la finanza agevolata e i fondi europei. Dottore Commercialista e Revisore Legale, Sangregorio ha costruito la sua carriera su una solida esperienza ultraquindicinale, diventando un ponte tra le complesse normative statali e le necessità reali del tessuto imprenditoriale.
Il suo profilo professionale è segnato da incarichi di prestigio, tra cui quello di consulente per Invitalia, dove si è occupato della valutazione e gestione di progetti complessi a livello nazionale. Attraverso il suo studio professionale, Sangregorio accompagna le aziende nell’accesso ai fondi strutturali e ai crediti d’imposta. Riesce a combinare la teoria economica con la pragmaticità necessaria a navigare tra i decreti ministeriali. La sua voce è spesso un richiamo alla responsabilità per le istituzioni: per Sangregorio, la certezza del quadro incentivante è la condizione minima per attivare qualsiasi processo virtuoso di crescita.
