Lunedì sera, al porto di Augusta, ho assistito allo sbarco di 87 migranti, di cui 80 sudanesi, salvati da due naufragi, da OceanViking, oggetto di un inedito attacco da arma da fuoco ad altezza d’uomo da parte della guardia militare libica, in acque internazionali. La Procura di Siracusa, che ringrazio, ha prontamente aperto un’indagine, con un sopralluogo iniziato subito dopo lo sbarco. La UE ha denunciato il caso. Il Governo italiano è rimasto in silenzio.
In SUDAN da anni si consuma, nel silenzio generale, una sanguinosa guerra civile, con decine di milioni di sfollati e ora una grave epidemia di colera. Quegli 80 sudanesi sbarcati ieri ad Augusta hanno visto guerra, morte, carestia, sono finiti in mare, sono stati salvati in mare. E una volta in salvo, hanno dovuto schivare, per venti lunghi minuti, le pallottole dei libici.
E poi, finalmente, hanno toccato terra, stremati, ma con il sorriso. Ringraziando il paese che li ha accolti come esseri umani. Cioè noi. Non conoscono ancora l’età dell’odio della propaganda anti-migrante di cui è intrisa questa ‘Nazione’, una propaganda che confonde, nel frullatore dell’odio, questioni distinte come soccorso, accoglienza, asilo, permesso di soggiorno, cittadinanza, respingimenti, rimpatri. Gli studi empirici ci dicono che il pregiudizio anti-migrante è più diffuso nei luoghi che non ne hanno mai visto uno. Esattamente come prevede il manuale della propaganda: costruisci il nemico, anche se non sai chi sia. Ti basta sapere che tutto ciò che non va nella tua vita, è colpa sua. E il fallimento delle politiche di integrazione e sicurezza interna, del Governo, si nascondono meglio se si può criminalizzare “ogni” straniero, pericoloso in quanto tale. Anzi, quel fallimento è utilissimo alla propaganda che può raccontare gli episodi criminali come “inevitabile” conseguenza “genetica” dell’essere straniero. E così si finisce per credere che gli episodi criminali perpetrati da migranti non si contrastano con politiche di integrazione e di sicurezza, ma costruendo odio e criminalizzando persino chi soccorre persone in mare. Ma, certo, il pregiudizio e la cattiveria che quegli 80 sudanesi incontreranno qui sono poca cosa rispetto a ciò che hanno vissuto “a casa loro”. Sapranno resistere, come hanno saputo esistere. Sempre che, in Italia, ci resteranno. Perché, come da anni rivelano le statistiche, restano in pochissimi nel nostro Paese, ma questo non si dice, non si deve dire, perché contrasta con la narrazione dell'”invasione” dei migranti.
Per il Ministro Piantedosi, quegli 80 sudanesi avrebbero dovuto restare ancora diversi giorni a bordo di in una nave crivellata di colpi e con le antenne rotte e raggiungere il porto di Massa Carrara (perché dopo la fallita strategia dei “porti chiusi” c’è la nuova strategia dei “porti lontani”). Nonostante i Trattati internazionali impongano di far sbarcare, nel più breve tempo possibile, i naufraghi nel più vicino posto sicuro. Il Comandante ha detto di no, perché una nave colpita ha il diritto-dovere di attraccare subito, ove possibile. E le autorità questa volta hanno dovuto prendere atto che il Diritto internazionale imponeva l’attracco ad Augusta.
Mi chiedo, quanto disumano deve essere un governo per buttare, sempre, tutto in propaganda? Quanto inefficace deve essere la sua azione per tentare, sempre, di distrarre i cittadini dalle proprie responsabilità nella politica sociale ed economica? Una volta, questo Paese, era luogo di accoglienza e di mediazione politica nel Mediterraneo. E la posizione centrale nel Mediterraneo era vista come un privilegio per svolgere un’azione politica di primo piano, nell’economia, nella costruzione delle relazioni internazionali e della pace. Il Paese del Papa e del Mare. Della Storia e del Futuro.
Ora c’è solo propaganda, il modo più facile di creare rabbia e paura, di raccogliere voti, di nascondere l’inadeguatezza del Governo parlando d’altro. Dietro il costante e forzato richiamo all’altisonante vocabolo “Nazione” si nasconde un Governo che resta solo, isolato, piccolo, ininfluente. Incapace di coltivare il consenso sulle cose da fare, su politiche serie, credibili, lungimiranti (comprese quelle sulla migrazione, fallite sull’altare di un miliardo di euro buttato in Albania). Un Governo incapace di unire il Paese. E, per questo, incapace di futuro. Una deriva, questa sì, senza approdo. Un naufragio, questo sì, senza soccorso. Il “dagli al migrante”, fomentato della maggioranza e alimentato dal megafono di giornali e tv di parte, diventa distrazione di massa e distruzione di umanità. Ma l’umanità che non sapremo più riconoscere negli altri sarà quella che noi stessi avremo perduto. Nel silenzio dell’informazione e delle coscienze.
Antonio Nicita (Senatore Pd)
