Di fronte alle recenti immagini di piogge torrenziali, strade allagate, interi quartieri sott’acqua e frane che hanno colpito diverse aree del Paese, l’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica (AIPIN) lancia un urgente appello. L’obiettivo è riorientare le politiche urbane verso la mitigazione del rischio idrogeologico attraverso la natura.
Gianluigi Pirrera, Ingegnere Naturalista e Vice Presidente Nazionale di AIPIN, è chiaro: “Bisogna deimpermeabilizzare le città e farlo bene! Facciamo almeno questo!”.
L’Associazione sottolinea come l’allarme non sia nuovo. Già nel 2015, AIPIN aveva lanciato la campagna di deimpermeabilizzazione urbana per sensibilizzare sul rischio idrogeologico. A Palermo, per esempio, furono messi a dimora tre alberi con una tecnica specifica per assorbire le acque stradali. Quegli alberi, ormai cresciuti fino a sette metri, “sono lì a testimoniare come si possano contenere gli allagamenti urbani”.
Nonostante alcuni progressi, come un progetto premiato a Busto Arsizio (Varese) con il Premio Città per il Verde 2024, Pirrera avverte: “Troppo poco se non diventano sistema.”
La preoccupazione, condivisa con Flora Vallone e Gioia Gibelli, è che la riqualificazione urbana non recuperi la storia – inclusa quella idraulica – della città, finendo per snaturarne l’identità. “Le nostre Città si stanno ammalando,” ha ribadito il Vice Presidente nel corso di recenti convegni in Sicilia.
Pirrera ha specificato che i Criteri Minimi Ambientali (CAM) devono assolutamente tenere conto di questo sbilanciamento tra input (piogge) e output (drenaggio). È indispensabile che le infrastrutture verdi e blu siano in grado di correggere gli interventi idraulici e del verde che spesso risultano insufficienti, errati, o addirittura dannosi.
