Uno strappo mai raccontato, una memoria che attraversa le generazioni, un viaggio necessario per poter andare oltre. “Argo” porta in scena una storia intima e collettiva insieme, dove la grande Storia si riflette nei legami familiari e nei silenzi ereditati.
Martedì 27 alle ore 20.00 e mercoledì 28 alle ore 18.00, al Teatro Massimo di Siracusa, va in scena Argo, testo originale di Letizia Russo, liberamente ispirato al romanzo Storia di Argo di Mariagrazia Ciani (ed. Marsilio), con la regia di Serena Sinigaglia.
In Storia di Argo, Mariagrazia Ciani affronta uno dei nodi più delicati della storia italiana del Novecento: la fuga dall’Istria dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Lo fa senza intenti storicistici o romanzeschi, ma attraverso un percorso poetico e interiore, fatto di allusioni e metafore. Lo strappo dell’esilio e dell’abbandono forzato è raccontato attraverso la separazione di una bambina dal suo cane York, evocazione diretta di Argo, il cane di Ulisse: simbolo di fedeltà, attesa e riconoscimento. Un racconto dal respiro poetico, lontano dalla polemica sterile e dalla documentazione saggistica.
Da questo universo nasce Argo, spettacolo che segna un ritorno atteso di Serena Sinigaglia a Siracusa, dopo la messinscena di Lisistrata al Teatro Greco nella scorsa stagione.
«Ho capito che non avrei potuto mettere in scena un libro così intimo e tanto meno limitarmi ad adattarlo» spiega la regista. «Avevo bisogno di un’autrice che, ispirandosi al tratto lieve e rarefatto del libro, scrivesse un testo originale, rispecchiando lo sguardo di chi, come me, ha conosciuto da lontano quella storia. Volevo che il testo fosse ambientato nell’oggi e che presentasse un confronto tra tre generazioni di donne. Ed è così che è arrivato Argo.»
Il testo di Letizia Russo racconta infatti di Vera, 85 anni, Beatrice, sua figlia di 55 anni, e Carla, figlia trentenne di Beatrice, interpretate da Ariella Reggio, Maria Ariis e Lucia Limonta. Vera è affetta da Alzheimer e Beatrice decide di riportarla un’ultima volta a Pola, il luogo da cui era fuggita quand’era solo una bambina: uno “strappo” di cui non ha mai parlato, rimasto sospeso nella memoria.
Argo è un viaggio nella memoria e nelle sue eredità, un confronto tra generazioni su ciò che si trasmette, si tace, si trattiene. «Il testo – conclude Sinigaglia – in maniera delicata prova ad affrontare un tema importantissimo e quasi scabroso: il peso della memoria. Certi vissuti, certi nodi, certi ricordi possono diventare un fardello insopportabile se non si è disposti a lasciarli andare. Solo lasciandoli andare si può andare “oltre”, oltre i rancori, oltre il male, verso un nuovo futuro.»
