Stasera è chiamato a radunarsi il Consiglio Comunale, con all’ordine del giorno il bilancio di previsione.
Sembrerebbe che un sindaco che ha perso la maggioranza da due anni, senza mai riuscire a recuperarla, invece di assumersi la responsabilità politica delle dimissioni, stia scegliendo un’altra strada.
Io non anticipo giudizi e non temo il confronto.
Ma non posso tacere di fronte a un metodo che, se confermato, svuota il Consiglio comunale del suo ruolo e priva i cittadini del diritto di essere rappresentati.
Sembrerebbe che si stia inducendo a votare contro il bilancio di previsione non per migliorarlo, ma per farlo bocciare deliberatamente, così da far decadere il Consiglio e lasciare in carica solo il sindaco e la sua giunta.
Se così fosse, non saremmo davanti a una normale crisi politica, ma a una forzatura grave delle regole democratiche.
E su questo io non sono disposta a fare sconti a nessuno.
Non è eliminando dal campo l’opposizione che si ricostruiscono immagine e credibilità perdute.
Al contrario, una simile scelta non farebbe che accentuare l’inadeguatezza di un governo che andrebbe sciolto, non protetto da scorciatoie istituzionali.
La politica, per come la intendo io, non è una manovra di palazzo.
È responsabilità, trasparenza, rispetto delle istituzioni.
Per questo la domanda resta, ed è una domanda che pongo a nome di chi crede ancora nella democrazia:
è accettabile governare un Comune senza Consiglio comunale pur di restare al comando?
Se questo scenario dovesse confermarsi, nessuno resterà a guardare, perché la democrazia non si aggira né si piega alle convenienze politiche: si esercita, si difende e si pretende.
