Piovono le prime lamentele dopo il passaggio delle competenze del porto grande all’autorità di sistema portuale della Sicilia Orientale. A manifestare il proprio disagio sono i titolari di concessioni del demanio, che si sono visti lievitare gli oneri. Mentre fino allo scorso anno il tributo, che andava versato alla Regione siciliana, si aggirava intorno ai 900 euro, con la gestione dell’autorità portuale, il minimo tariffario è di 7mila 450 euro. La querelle è approdata nell’aula consiliare Vittorini, per una mozione proposta dal gruppo consigliare di Fratelli d’Italia ed approvata dall’intero consiglio.
“Il rincaro in termini percentuali è importante – spiega il capogruppo, Paolo Cavallaro – e gli operatori commerciali sono costretti ad esborsi stratosferici. Per questo motivo abbiamo chiesto che il sindaco o il suo delegato al comitato di gestione dell’autorità portuale di essere presenti in audizione”. In assenza del sindaco e dell’ingegnere Bordonali, ha risposto il vice sindaco Edy Bandiera. “L’importo del canone concessorio è dettato dal Ministero. L’autorità portuale si limita ad applicare il minimo tariffario, secondo quanto stabilito da tabelle ministeriali. Da ciò è dovuta la triplicazione del canone rispetto alle 900 euro che si pagava alla Regione che, peraltro, non aveva aggiornato gli indici Istat. Servirebbe una pressione sul governo nazionale mentre al presidente Di Sarcina si può chiedere di uniformare il canone non sul porto di Catania ma su quello di Pozzallo”. L’atto d’indirizzo impone al sindaco o al suo delegato nel comitato di gestione dell’Autorità, di svolgere una relazione annuale in consiglio comunale.
