Celebrati i funerali del giovane centauro morto domenica a Palazzolo

Sembra un film già visto. Un brutto film in cui un giovane è strappato alla vita da una sorte avversa, da un attimo di distrazione, da una passione assecondata fino al sacrificio estremo. E poi, la ridda di messaggi di cordoglio che occupa il profilo, una massa di sensazioni, di dolore e di tristezza di chi si dispera per quell’amico che non c’è più. L’epilogo è il funerale, tenuto questa mattina alla chiesa di Bosco Minniti. Una folla di parenti e amici davanti alla chiesa per dare l’estremo saluto a Fabio Milazzo, siracusano che avrebbe compiuto vent’anni il 25 ottobre. Domenica pomeriggio è andato incontro alla morte, senza quasi accorgersene. Stava percorrendo la Maremonti in sella alla sua inseparabile moto Suzuki R600. Seguito a breve distanza dall’amico, avevano da poco lasciato il centro abitato di Palazzolo Acreide per inerpicarsi sui tornanti con l’obiettivo di raggiungere Buccheri. Si tratta di un percorso che molti motociclisti in gruppo affrontano, soprattutto nei fine settimana. Fabio non faceva eccezione perché, provava ebbrezza e soddisfazione nell’affrontare curve, tornanti e rettilinei in sella alla sua moto che considerava parte di sé.

Domenica non ha voluto mancare all’appuntamento e si è spinto nella zona collinare. Stava già per finire di transitare per il lungo curvone quando, per cause al vaglio dei carabinieri della stazione di Palazzolo, giunti sul posto per eseguire i rilievi scientifici, Fabio ha perso il controllo della moto che, come un cavallo imbizzarrito, non ha più risposto ai comandi. Il giovane centauro è stato sbalzato dalla sella ed è scivolato sull’asfalto mentre la moto, ormai senza alcun governo, ha proseguito la sua marcia, schiantandosi contro un muro, una decina di metri più in là. Ad assistere agli ultimi attimi di vita di Fabio c’era l’amico che lo seguiva a ruota e nulla ha potuto fare per strappare alla morte il suo compagno di viaggio, il cui corpo si è incastrato nel guard-rail.

Fabio ha frequentato il liceo artistico Gagini. Sul suo profilo social campeggia una sua foto seduto sulla moto, mentre sull’altra lo si vede in sella alla stessa modo nel momento in cui affronta una curva. Il suo profilo è stato inondato di messaggi come quello di Vale che riporta una frase che il ragazzo spesso le diceva: “L’unica cosa che sarà realmente in grado di uccidermi è la moto, ma tu tranquilla, semmai dovesse accadere, sappi che i in quel momento ero felice. Dovrai esserlo anche tu”. La sua sembra quasi una premonizione oltre che un’esortazione a continuare a vivere nel ricordo di un ragazzo appassionato di moto e innamorato della vita.

Fabio è la diciottesima persona che, dall’inizio dell’anno, rimane vittima di un incidente per le strade della nostra provincia, un tributo pesante che diventa insopportabile quando a morire è un giovane. Quel film già visto con tanto di corteo a conlusione del rito funebre e con tanti volti di ragazzi rigati di lacrime per una vita che si è spenta nel fiore degli anni.

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