È un fenomeno che dilaga ovunque in maniera preoccupante. Il web consente di fare comunicazione senza essere particolarmente strutturati, soprattutto, senza alcuna competenza (Umberto Eco docet). Così, l’esercizio abusivo della professione giornalistica è diventato una prassi, purtroppo troppo spesso impunità nonostante le norme del codice penale. Accade anche, che i soliti furbetti senza alcun titolo per fare comunicazione, presentino agli Enti richieste di denaro per pubblicità istituzionale. Ma se il Comune in questione nel capitolo specifico non ha fondi e deve quindi rifiutare l’offerta, puntualmente, partono servizi contro l’amministrazione comunale, magari per fatti diversi rispetto a quanto richiesto per la pubblicità.
Come si chiama questo modo d’agire? Noi non lo diciamo, lasciamo indovinare ai nostri lettori. Fin qui il fenomeno in generale, ribadiamo, purtroppo, sempre più diffuso.
A Priolo è successo, invece, che una persona non iscritta all’ordine dei Giornalisti e nemmeno censita come blogger, abbia fatto una serie d’interviste apparentemente a normali cittadini, ma, di fatto, a persone in alcuni casi molto fragili e comunque in un’unica direzione per fare emergere l’immagine di un paese allo sfascio.
La sigla del programma paragonava, poi, la politica ad un teatrino e gli amministratori ai pupari di turno. Un crollo della sacralità della cosa pubblica che va in controcorrente con tutto il lavoro nel campo dell’educazione civica che, proprio a Priolo, si sta facendo. Ne emerge un pessimo servizio per il Paese, dipinto come un luogo da cui fuggire e sul quale non potere contare. Un’immagine tutta virtuale, che danneggia una comunità da anni in prima linea per combattere contro disoccupazione, deindustrializzazione e tutela ambientale.
“Qualcuno deve intervenire – dice Peppe Bosco – presidente dell’associazione politica “Priolo Credici” – non si può denigrare così un’intera comunità, utilizzando interviste a persone fragili che hanno diritto a ben altra attenzione. Nel segno della collaborazione per risolvere i problemi, una cosa sono le segnalazioni che prendiamo dalla gente per rilanciare problematiche da affrontare, ben altro è parlare a ruota libera senza alcun progetto o di comunicazione sociale che dia tensione etica a quel che si dice”.
In particolare non è piaciuto l’atteggiamento di dileggio davanti ad una chiesa dalle porte aperte, mentre in fondo si vedeva il santo Patrono della città
Comunicazione e web, quando l’esercizio abusivo della professione danneggia la comunità locale
Priolo Credici: "questa non è informazione ma denigrazione"
