Un borgo medievale, tre porte che raccontano la vita e la morte, un patrimonio artistico ferito dal terremoto ma non piegato. Esanatoglia, poco meno di duemila abitanti, nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano, torna a far parlare di sé grazie alla riapertura di Palazzo Malcavalca, edificio del XIII secolo restituito alla comunità dopo un attento restauro.
L’antico palazzo, situato nella frazione di Palazzo di Esanatoglia, è oggi simbolo di rinascita: uno spazio per incontri e conferenze, ma anche sede di Venilà cucina dialettale, progetto di ristorazione che coinvolge ragazzi speciali. “È un luogo di luce e di speranza – sottolinea Fiorella Paino, presidente di Archeoclub d’Italia sede Marca di Camerino – perché rappresenta l’unione tra recupero del patrimonio e inclusione sociale”.
La storia recente del borgo porta ancora i segni del sisma del 2016. “A nove anni dal terremoto – spiega Paino – molte chiese restano chiuse. Le opere, per essere messe in sicurezza, sono state collocate nella sala consiliare del Comune, un tempo residenza dei Varano, signori di Camerino. Alcune tele sono alloggiate nella chiesa sconsacrata di San Francesco, mentre altre attendono ancora restauro, tra cui una di grande valore storico-artistico”.
Il recupero non è uniforme. Se Palazzo Malcavalca è tornato a nuova vita, Palazzo Zampini resta in attesa di interventi. Qui si era immaginato un museo del Futurismo, ma lungaggini burocratiche ne frenano la trasformazione. I preziosi arredi sono visibili solo su appuntamento e in spazi limitati del Municipio.
Eppure, Esanatoglia conserva il suo fascino intatto: case medievali, mura storiche, le celebri tre porte – quella usuale, quella degli sposi e la “porta del morto”, da cui uscivano i defunti – e un contesto naturale che la rende meta di trekking e gare internazionali di mountain bike. “È un borgo con grandi potenzialità – ribadisce Paino – e il modello Esanatoglia dimostra che si può fare: i piccoli centri hanno futuro se sanno valorizzare patrimonio culturale e sociale”.
Un messaggio condiviso anche dal presidente nazionale di Archeoclub d’Italia, Rosario Santanastasio: “Molti borghi e frazioni rischiano lo spopolamento, abbandonati dai giovani. Resistono quelli che investono nella tutela e nel recupero del patrimonio, che si inseriscono nei circuiti turistici e guardano all’innovazione digitale. Archeoclub continua a essere sentinella di questi territori, accendendo i riflettori dove la storia rischia di spegnersi”.
Esanatoglia, intanto, riparte proprio da Palazzo Malcavalca. Dove il dialetto, la tradizione e l’inclusione diventano strumenti di rinascita.
