L’on. Gennuso torna a sedere a Sala d’Ercole

Dopo avere patteggiato la pena davanti al gip del Tribunale di Roma, Pippo Gennuso è tornato ieri a rioccupare lo scranno all’Ars. Gennuso era stato sospeso dalla carica a seguito della notifica di un’ordinanza cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Gip del Tribunale di Roma con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. La Procura di Roma sosteneva che Gennuso avesse comprato, attraverso l’intermediazione degli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, la sentenza con la quale il Consiglio di Giustizia Amministrativo di Palermo aveva disposto una mini elezione in alcuni seggi dei comuni di Rosolini e Pachino, accogliendo il ricorso presentato da Gennuso contro la sua mancata elezioni alle Regionali. In seguito alla tornata elettorale, limitata a nove sezioni tra Pachino e Rosolini, Gennuso risultò il più votato e si riprese il seggio a danno di Pippo Gianni.
L’accusa di corruzione, però, è stata derubricata in traffico d’influenze cosicché Gennuso ha avuto l’applicazione della pena a 1 anno e 2 mesi di reclusione con il beneficio della revoca degli effetti della legge Severino. Nessun riscontro hanno trovato le accuse mosse nei confronti di Gennuso dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Loro due hanno parlato di avere pagato ingenti somme di denaro al presidente ed al giudice laico del Cga di Palermo per favorire la sua rielezione ma Gennuso, ha ribattuto sostenendo di non avere mai conosciuto i due giudici componenti del Consiglio di Giustizia Amministrativa, di avere versato la somma ai due avvocati nella convinzione che stesse loro pagando la parcella che ad entrambi spettava per il loro lavoro difensivo. Oltre alla sentenza di Roma va aggiunta anche la decisione della Procura distrettuale antimafia di Catania di disporre l’archiviazione per il reato di voto di scambio politico aggravato dal metodo mafioso.

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