Marcello Lo Iacono, il cimitero di Siracusa: quante magagne

Giorni fa mi sono recato in visita al cimitero di Siracusa. Riflettevo sulla recente sostituzione dell’Assessore al ramo Alessandra Furnari. Credevo che la sostituzione si fosse resa necessaria per cercare di dare nuovo impulso alle soluzione dei tanti problemi che affliggono il Luogo Sacro. Cerco sempre di convincermi che queste sostituzioni (poi perché si chiamano rimpasti che danno l’idea di farina avariata?) non rappresentano una sorta di scadenza di cambiali da onorare ma che effettivamente siano la conseguenza di un bisogno organizzativo da migliorare. Sarà che pratico poco il Camposanto ma non ho visto nulla di quello che mi sarei aspettato. Che poi sono piccole cose, magari per dare nuove sensazioni che però non ho trovato. Non mi riferisco, per carità, a tutte quelle inutili richieste di quei pazzi dell’Associazione “Gli Angeli” di Giacinto Avola, nemmeno al ripristino dei soffitti caduti, all’ampliamento necessario e neanche pensavo alla rete idrica fatiscente, alle tante tombe abbandonate, al cattivo gusto di certe cappelle inguardabili, alle inutili panchine rotte, alla pulizia, alle fontanelle desaparecide, alla camera mortuaria di nome e di fatto. No, le mie riflessioni erano tutte in tema di “emergenza covid”. Pensavo che un Cimitero, anche se contrario al suo stesso interesse all’accoglienza, fosse attrezzato per evitare il contagio e magari evitare la possibile dipartita dello sfortunato contagiato di turno. Mi sono venuti in mente tutte quelle norme che abbiamo imparato a conoscere ma che non ho riconosciuto dentro il luogo in oggetto. Qui non c’entra nulla la mancanza di fondi, di delibere, di proposte, di approvazioni; qui c’è solo la mancanza di uso della materia grigia. Per esempio sono entrato ed uscito dal secondo cancello; ebbene una catena impedisce di aprirlo completamente e viene consentito solo uno stretto passaggio dove le persone mediamente obese si ci strofinano contro. Costa fatica, soldi, tempo, dubbi, scelte, approvazioni per aprirlo quel tanto in più che eventuali spruzzi di saliva e di sternuti restino appiccicati al solo cancello e che venga segnato fisicamente con una banale transenna il varco per entrare e quello per uscire?
Un’altra sensazione che ho avuto e che mi ha fatto riflettere è stato un gesto abituale, semplice che potrebbe invece avere come conseguenza il favorire la trasmissione del virus: Questo accade per aprire il bidone dove si depositano i fiori secchi. Nessun pedale esistente ma solo un coperchio sporco da aprire con le mani di tanti utilizzatori che si scambiano continuamente il DNA senza rifletterci più di tanto. Dato che non ci sono soldi per intervenire, le poste del bilancio non lo prevedono e e bla bla, non si possono legare i coperchi lasciando aperto il bidone come aperti sono tanti bidoni sparsi per tutto il cimitero?
Un’altra riflessione, per similitudine, l’ho fatta per le scale in metallo che si utilizzano per raggiungere i loculi dei piani alti. Avranno visto mai in “vita” loro una igienizzazione almeno dei soli corrimani? Qui certamente non serve solo la materia grigia ma anche qualche flacone di igienizzante e tanto olio di gomito (purtroppo il secondo è introvabile come il primo durante la chiusura del paese).
Una volta accertata la necessità di dovermi lavare le mani per bene, come da mesi ci martella incessantemente il Governo, la Protezione Civile, l’OMS, i virologi, gli infettivologi, i rianimatori, il medico di famiglia, il farmacista, gli insegnanti, i presidi, i servizi segreti ed altri, vado alla ricerca di un servizio igienico per “igienizzarmi” e qui casca l’asino. Servizi fatiscenti, pareti sgarupate, cassette dell’acqua che perdono continuamente, servizi igienici striati di ruggine dovuto allo scorrimento perenne dell’acqua (e la Siam se ne ride e forse si frega le mani), porte sfasciate, finestre mancanti, servizi per disabili inesistenti, nessun aggeggio per asciugarsi le mani, mancanza di qualsiasi accessorio come portarotolo, specchio, appendiabiti etc. Ed io stupido che pensavo di trovarci il dosatore con il liquido igienizzante!
La riflessione successiva è stata quella di richiedere all’ASP la chiusura dei servizi igienici del Cimitero per non fare vedere ai vivi (i morti li conoscono già) tali inadempienze di una Amministrazione Pubblica, ormai autoreferenziale, incapace persino di recuperare la carta igienica. Già….., mi dicono che se la “fottono”.
A ruota la decisione di chiedere al nostro amato Sindaco di impegnarsi (non nel senso di darsi da fare che è un po’ difficile di questi tempi, ma nel senso di dare in pegno) la Carrozza del Senato affinché si recuperino le risorse per sistemare questo luogo sacro, almeno così lui avrà la riconoscenza “eterna” dei nostri defunti e noi avremo così il miracolo di un cimitero “vivibile” (si fa per dire) all’altezza di una città moderna e “civile”.

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