Noto, migranti: riaperta la struttura di Testa dell’Acqua

Nella giornata di ieri una struttura di Testa dell’Acqua, borgo collinare di Noto, è tornata ad essere centro di accoglienza per soggetti sbarcati nelle ultime ore sulle coste siciliane. Avvisati dai residenti siamo andati a verificare personalmente la notizia, in quanto il fatto ci avesse destato una certa incredulità. Il motivo è presto detto: come si ricorderà nello scorso mese di luglio, ancora in piena situazione sanitaria d’emergenza, quasi quaranta persone erano state allocate nell’edificio di contrada Sarculla, alcune affette da Covid19, ed era montata la protesta, sedata dopo la promessa da parte dell’autorità Prefettizia di Siracusa che alla ricollocazione dell’ultimo degli ospiti presenti, l’edificio non sarebbe mai più stato adibito a tale tipo di accoglienza. Ed invece, e come spesso ci è capitato di vedere, dopo soli pochi mesi, a fronte di un incremento indiscriminato di sbarchi, eccoci di nuovo qui a parlare delle solite cose. Ovvero struttura che lascia parecchi dubbi sulla effettiva capacità ricettiva in particolari situazioni di emergenza, quelle che noi tutti stiamo affrontando e vivendo adesso, ad un primo rapido sguardo, perché, ahimè, non abbiamo trovato nessuno che potesse rispondere alle tante domande del caso: quanti sono? Di che nazionalità? A che titolo devono rimanere nel territorio italiano? (echeggiano forti e prepotenti i fatti terroristici delle ultime settimane, n.d.r.). Ci sono malati di Covid19? Quanto resteranno in questa struttura?. Curiosità che speriamo di soddisfare appena ci sarà possibile dialogare con la Prefettura di Siracusa. Certo è che in una situazione di grandissima emergenza per la nostra Sicilia dichiarata zona arancione, con fortissime restrizioni che riguardano il tessuto produttivo, che impongono forti limitazioni alle nostre libertà fondamentali, sembra assurdo che a rimanere aperte siano sempre e solo le frontiere. Pensate che proprio lo scorso 9 di settembre la Prefettura di Siracusa ha emanato un avviso pubblico urgente per la manifestazione d’interesse finalizzata all’individuazione di strutture con capienza fino a 50 posti nella provincia aretusea per il “servizio di accoglienza ed assistenza in favore di cittadini stranieri in applicazione delle misure di isolamento sanitario o di quarantena con sorveglianza attiva per la durata dell’emergenza epidemiologica da Covid19”. Le navi quarantena che costano un occhio della testa ai contribuenti italiani non bastano più? In soldoni ai titolari di tali strutture vanno 29 euro pro capite al giorno( per un massimo di tre mesi), più annessi e connessi che in definitiva per tre mesi, al massimo della capienza, si quantifica intorno ai 226 mila euro a struttura. Soldi come se piovesse in un periodo storico dove la gente sta scendendo in piazza perché s’è fatta dura per tutti. In un periodo in cui dobbiamo sempre vedere come i soldi per certe cose ci sono, eccome. Vorremmo anche parlarvi di FAMI 2014-2020, sempre pubblicizzato sul sito della Prefettura ma lo faremo un’altra volta.

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