Sul nuovo Piano della sosta, sul quale è iniziato il confronto con gli stakeholder, l’assessore alla Mobilità e trasporti, Vincenzo Pantano, ha rilasciato la seguente dichiarazione.
Leggo le critiche con rispetto, ma anche con la necessità di ristabilire alcuni punti di realtà perché il confronto pubblico è utile solo se fondato su dati corretti e su una lettura completa delle politiche in atto.
Sui numeri del parco veicolare, non c’è stata alcuna confusione tecnica né alcuna volontà di “suggerire problemi ingovernabili”. Il riferimento agli oltre 85 mila veicoli immatricolati a Siracusa – che diventano circa 90 mila includendo motoveicoli e flussi intercomunali stabili – serve a descrivere il contesto strutturale della mobilità urbana, non a sovrapporre impropriamente proprietà e utilizzo simultaneo.
Ogni pianificazione seria della sosta e del traffico parte da un dato semplice: la pressione veicolare potenziale in una città non è data solo dalle auto che circolano nello stesso minuto, ma dal rapporto complessivo tra spazio pubblico disponibile, funzioni urbane attrattive e abitudini consolidate di mobilità. Negare questo significa ridurre il problema a una fotografia parziale.
È ovvio che non “tutte le auto circolino insieme” e proprio per questo il Piano della sosta corregge un modello che per decenni ha consentito a chiunque di occupare spazio pubblico senza distinzione tra residenti, pendolari, lavoratori e visitatori. Il Piano introduce per la prima volta una gerarchia d’uso dello spazio, che è l’unico modo per renderlo governabile nell’interesse di tutti, cittadini e residenti in primis.
È falso, poi, affermare che il Piano sia privo di una visione della domanda. La distinzione tra ambiti, rotazione, sosta breve e lunga, protezione della residenza e connessione con i parcheggi scambiatori è esattamente una risposta alla domanda reale, non teorica. Che i parcheggi di via Elorina e via Von Platen non risolvano da soli il problema è evidente a tutti e da me mai negato. Sono però una parte della soluzione, in una fase iniziale e certamente migliorabile.
Quanto ai pass, nessuna “eliminazione immotivata”. La revisione annunciata riguarda una semplificazione del sistema, per evitare sovrapposizioni e abusi che negli anni hanno svuotato di significato gli strumenti di regolazione. Prima di qualsiasi modifica definitiva, il confronto con cittadini ed i rappresentanti delle categorie è non solo previsto, ma necessario.
Sui servizi alternativi, la critica parte da un equivoco di fondo. Perché nessuno ha mai sostenuto che oggi il trasporto pubblico locale o la mobilità dolce siano già pienamente sostitutivi dell’auto privata. L’obiettivo è esattamente l’opposto, cioè contribuire a farli crescere, renderli progressivamente più competitivi creando le condizioni perché vengano usati. È noto che la domanda di trasporto pubblico aumenta quando l’offerta migliora e quando lo spazio urbano non incentiva più indiscriminatamente l’uso dell’auto. Le città che hanno migliorato la qualità della vita non lo hanno fatto lasciando tutto com’era “finché il Tpl non funziona”, ma intervenendo in modo coordinato.
Dire poi che piste ciclabili e navette “aumentano congestione e inquinamento”, senza considerare il quadro complessivo dei flussi e delle trasformazioni in atto, è una semplificazione che non aiuta il dibattito.
Infine, respingo con decisione l’idea di una politica “coercitiva” contro i cittadini. Governare la sosta non significa punire, significa distribuire in modo più equo una risorsa scarsa: lo spazio pubblico. Continuare a consentire la sosta indiscriminata nei principali poli attrattori non è tutela dei cittadini, è rinuncia a qualsiasi politica urbana.
Resta inteso che il Piano della sosta è emendabile, come ho già detto. E il confronto con i cittadini è parte integrante del percorso. Ma sarà realmente utile se orientato, da una parte e dall’altra, a discutere soluzioni concrete e miglioramenti, non a negare l’esistenza del problema.
Siracusa ha davanti una scelta. Possiamo continuare a subire traffico e disordine come un destino inevitabile, oppure iniziare – con gradualità ma con decisione – a governarli. L’Amministrazione ha scelto la seconda strada, con senso di responsabilità e apertura al confronto.
Ed è su questo terreno, non sugli slogan, che può avvenire un confronto utile con la città.
