Quel business sui cani randagi diffuso e ben remunerato

Denunce a iosa all’autorità giudiziaria parlerebbero di crudeltà nei confronti degli animali, in special modo dei cani; insiste anche questo fra i sintomi indicativi del disordine della mente contorta degli uomini. La violenza verso gli animali in genere e quella verso gli esseri umani hanno in comune lo stesso modo di operare dei seviziatori con stesse caratteristiche simili e si tratta sempre di animali e individui con la capacità di sperimentare dolore e angoscia e di mostrare segni fisici delle sofferenze subite, fino a morire per le conseguenze, oltre all’interesse economico nel tenere i cani in uno stato di abbandono con poco cibo e acqua, senza i necessari trattamenti medici, tra escrementi in mezzo alla sporcizia.

Ancor più grave che insiste in atto e in forte crescita di maltrattamenti anche nel territorio siracusano. Sono i cani randagi che vengono opportunamente abbandonati. Infatti, si denunciano da più parti storie di cani randagi che in molti organizzati a dovere fanno finta di trovarli per poi finire in un “canile amico” che si trova “costretto” a prenderli in carico; canile che a sua volta riceve risorse pubbliche dai comuni per gestire quei cani randagi fino a quando qualcheduno non decide di adottarli per diventarne il proprietario con tanto di microchip, ricevendo il più delle volte una somma per l’adozione cha va delle 200 elle 500 euro, senza controllare a chi si affida l’animale, che magari alla fine muore si stenti. Ma ai malcapitati amanti dei cani che vogliono farsi un amico fedele, oltre ad essere un atto di pietà per l’animale abbandonato, molto spesso gli viene “rifilato” un cane malato, anche gravemente, mentre gli era stato assicurato il controllo del veterinario e le condizioni di salute ottima.

Insomma, sono davvero tante le storie sui cani randagi dagli aspetti truffaldini contro i comuni con i tanti i finti abbandoni segnalati ai vigili urbani, ai carabinieri o alla polizia. I cani vengono trovati di solito nelle periferie e segnalati alle forze di polizia che avvertono i canili autorizzati dopo che il comune ne autorizzi la “cattura”. Per fortuna non sempre è così, ma non sempre ci sono buone intenzioni da parte di chi vuole speculare sull’affaire dell’adozione dei cani randagi. Un business con tutti i crismi della legalità, così come tante altre cose in una società falsa e cortese, che agisce per il vile denaro e non per gli alti valori della vita.

Esistono poi già da tempo delle “staffette” improvvisate, che sono contrapposte ai trasferimenti di cani in modo corretto, trasportano cuccioli dal Sud al Nord e viceversa con la convinzione che già il solo spostamento, comunque, costituisca un evento di salvezza per i poveri animali. Peccato che spesso arrivino cani in condizione di salute precaria, con spese che gli adottanti non avevano messo in conto, come in migliaia di casi successi in tutta Italia.

Si ci mette anche il coronavirus; colpisce i randagi e spunta l’emergenza per i cani in Sicilia. Le difficoltà per la spedizione. Non si possono trasportare per i vincoli del Governo sugli spostamenti e nemmeno si possono dare in adozione a chi è residente in altre zone dell’Italia o a Malta, come avveniva prima. Un effetto dirompente, se si considera che le adozioni fuori dalla Sicilia erano davvero una via verso una casa per le migliaia di cani che sfornano i canili siciliani. Ci mancava un altro colpo per i comuni con i bilanci in tilt e con migliaia di cani randagi che girovagano in cerca di cibo. Non si salva da questa logica la Provincia di Siracusa, anzi per certi aspetti sono stati negli anni scorsi tanti i comuni sospettati di essere vittime inconsapevoli di raggiri.

Di certo in questi anni il fenomeno del randagismo è finito fuori controllo fino a diventare un fenomeno dilagante, capace anche di essere un buon business. Una manifestazione in aumento, ma non basta più il semplice censimento; tutto il sistema è davvero fuori controllo.

Da tempo le associazioni animaliste tentano di alzare la voce chiamando in causa le amministrazioni comunali. Il riferimento è ai randagi che individui senza scrupoli avvelenano senza pietà, ma anche il possibile affaire sui canili e il giro volta che produce guadagni da record e in certi casi in connubi con amministratori della cosa pubblica. Ci sono comuni che spendono buona parte del loro bilancio per affrontare il problema, distraendo dalle casse pubbliche risorse che potrebbero essere destinate ad altro, compreso l’aiuto alle famiglie che in questo momento non hanno niente da mangiare. Fenomeno molto diffuso e dopo le denunce delle Asp le forze dell’ordine si sono attivate per fare luce sul denaro che passa in mano a sedicenti animalisti senza alcuna traccia. Oltre il 60 per cento dei cani randagi che si trovano sul territorio siciliano sono privi di microchip e arrivano in maniera illecita. Spesso c’è chi li lascia in aperta campagna o davanti i canili, altri vengono lasciati nelle vicinanze di case di privati e vengono segnalati come pericolosi.

Insiste anche chi approfitta per guadagnare sulla malasorte dei randagi. La legge 281 del 1991 ha vietato la soppressione dei cani, ha imposto ai comuni di finanziare il mantenimento dei randagi nei canili e ha promosso la sterilizzazione delle femmine. Una politica che, se correttamente applicata, avrebbe portato in questi 23 anni all’estinzione dei meticci “indesiderati”, considerato che i cani non vivono più di 20 anni. Ma non è andata così, specie nei comuni in cui la prospettiva delle sterilizzazioni è stata disattesa; così i costi per i comuni sono esplosi, con centinaia di migliaia di euro l’anno nelle città; anche la mafia in connubio con la politica è interessata a questo tipo di business.

Per rimanere a casa nostra, buona parte dei Comuni della provincia di Siracusa non si attivano in maniera efficace e seria per reprimere il randagismo. Sono tanti i soldi che arrivano ogni anno dall’Unione europea per combattere il fenomeno, quelli dedicati alla sterilizzazione ma in gran parte ritornano al mittente. Tante le amministrazioni comunali che hanno fatto un buon lavoro, diversamente fa il resto della provincia, dove il fenomeno è molto diffuso. Nella morsa del business dei cani randagi si trovano la maggior parte dei comuni nel territorio siracusano, così come il resto della Sicilia. E il motivo è più che ovvio: il business ad opera di uomini senza scrupoli. Ma ad onore del vero, non tutti i canili e le associazioni sono composte da finti animalisti, sono tanti quelli che operano sul territorio in maniera legale e coscienzioso, con tanto amore per gli amici a quattro zampe, rendendo trasparenti i bilanci e adozioni. Insomma, in sintesi, un sistema per fare in modo che i box dei canili non rimangano mai vuote, avendo a disposizione merce sempre fresca e a portata di mano.

Concetto Alota

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