La Corte d’Appello di Palermo ha confermato la responsabilità dell’Ospedale “Villa Sofia – Cervello” per il ritardo nella diagnosi del mesotelioma sarcomatoso di Giuseppe Canino, operaio Fincantieri esposto all’amianto, deceduto nel 2015.
Il referto istologico non fu comunicato in tempo, privando il paziente della possibilità di affrontare consapevolmente gli ultimi mesi di vita. La sentenza conferma il diritto del paziente a essere informato, riconosciuto parte integrante della dignità e dell’autodeterminazione personale, e dispone un risarcimento di 30.000 euro agli eredi.
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, sottolinea: “Il diritto a sapere è parte del diritto a vivere con dignità. La Corte ha ribadito che informare non è una formalità, ma un dovere verso la persona e la sua libertà di scelta.”
La decisione costituisce un precedente importante, affermando che il mancato accesso all’informazione sanitaria è una lesione autonoma della libertà personale, anche se il ritardo diagnostico non cambia l’esito clinico.
