Hanno spiato Mattarella, anzi no Il mistero di Riscossione Sicilia

PALERMO – Il presidente Mattarella è stato spiato. Anzi no. Il mistero corre tra i server di Riscossione Sicilia, l’azienda siciliana da mesi ormai al centro delle polemiche. Nei giorni scorsi, la società ha ricevuto una visita dell’inviato delle Iene Dino Giarrusso. Visita poi raccontata in un servizio dal quale sono emersi nuovi dubbi e nuove contraddizioni.

L’inviato parte dalle denunce dell’avvocato catanese. “Cose che, se accertate, – dice Giarrusso – sarebbero gravissime”. Denunce che Antonio Fiumefreddo, amministratore unico della società, ha reso note qualche giorno fa anche nel corso di una conferenza stampa. “Da circa due anni – ha ripetuto ai microfoni delle Iene – le più alte cariche dello Stato vengono spiate dai dipendenti di Riscossione Sicilia”. Tra questi, ci sarebbero il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quello del Senato Piero Grasso, il ministro degli Esteri Angelino Alfano, il ministro per i rapporti col parlamento Anna Finocchiaro, il governatore Rosario Crocetta. “Se un dipendente lo fa, rischiando il posto di lavoro, – ha aggiunto Fiumefreddo – è perché qualcuno glielo ha ordinato”.

Insomma, persino il presidente della Repubblica Mattarella sarebbe stato “spiato”. E i dipendenti “interrogati” dall’inviato in realtà non fugano questi dubbi. Qualcuno non vuole rispondere, altri si rifugiano in un “non ricordo, è possibile un errore” o in un elastico “Non lo escludo e non lo ammetto”.

Assai più interessante, invece, è la dichiarazione di una dipendente di Riscossione, l’avvocato Giuliana Sangiorgio. Una dipendente che ha verificato a tappeto le posizioni senatori e deputati siciliani. Ma curiosa è la sua spiegazione: “Sì, è vero che ho fatto quelle verifiche. E le ho fatte su incarico dell’amministratore unico che mi ha dato delle posizioni specifiche da esaminare. Questo è successo nel periodo in cui era impegnato a recuperare i debiti di tanti politici. E ci siamo riusciti. Il ministro Alfano? Mi è stato segnalato da Fiumefreddo”. “Un falso”, replica l’amministratore unico della società.

Ma Fiumefreddo, spiegano le Iene, ha denunciato controlli molto più invasivi. “Come i movimenti delle carte di credito, che indicano dove mangiamo e dove dormiamo”. Così, l’inviato chiede esplicitamente se qualcuno quindi fosse andato a vedere come spendeva con la proprio carta di credito il presidente Mattarella? “Questo è stato fatto ed è un fatto gravissimo”, la risposta di FIumefreddo. La prova di questa operazione sarebbe rappresentata dal “codice Ifas – dice Fiumefreddo indicandolo tra le schermate di Riscossione – mi dice che sono stati spiati i rapporti economici, se una persona ha contratti, dove va a mangiare e dove va a dormire”. Ma ecco i nuovi dubbi. Quel codice, per i dipendenti di Riscossione, fa semplicemente riferimento ai “fascicoli aperti, ossia tutte le procedure esecutive a carico di qualcuno”.

Così, le Iene tornano a chiedere spiegazioni a Fiumefreddo. Che rimanda direttamento a “quanto detto dal mio direttore generale…”. Alla richiesta di chiamare quel dirigente per ottenere un chiarimento, però, ecco un po’ di imbarazzo: “Non è che devo dimostrare alla televisione… Lei vuole la mia conferma – dice Fiumefreddo – o vuole fare un processo in televisione?”. Ma l’inviato ricorda che quelle denunce sono state fatte proprio in televisione. Alla fine, ecco la buona notizia. “Sul presidente della Repubblica e sul presidente del Senato non mi risultano accertamenti economici”.

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