Il grande patrimonio castellano della Sicilia è al centro di un importante appuntamento internazionale. Prenderà il via lunedì prossimo il congresso “Castelli medievali in Sicilia e altrove”. Un evento dedicato alla conoscenza, alla tutela, alla valorizzazione e al restauro di queste imponenti fortezze.
L’iniziativa è organizzata dal Centro regionale per la Progettazione e per il restauro dell’Assessorato dei Beni culturali. In collaborazione con l’Istituto Italiano dei Castelli e con il patrocinio del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo. Riunirà specialisti di altissimo livello, provenienti dall’Italia e dall’estero.
L’obiettivo è tracciare un bilancio sullo stato delle fortezze e stabilire nuove connessioni con altre aree del Mediterraneo.
L’assessore Francesco Paolo Scarpinato ha sottolineato l’importanza di questi monumenti. «Si tratta di monumenti complessi, dalla storia plurisecolare, fortemente identitari e in più casi teatro di vicende storiche importanti».
Il congresso si concentrerà in particolare sul lavoro di recupero svolto negli ultimi 50 anni. Il direttore del Centro regionale per la Progettazione e per il restauro, Ferdinando Maurici, ha evidenziato che è stata salvata “buona parte del patrimonio castellano dell’isola”, spesso pervenuto in pessimo stato di conservazione.
L’Assessorato regionale dei Beni Culturali, in sinergia con altri enti, ha restituito alla pubblica fruizione un vastissimo patrimonio storico e architettonico.
Tra gli interventi di recupero più significativi e noti si ricordano le fortezze di Caccamo, Carini, Vicari, Alcamo e il Castello Maniace di Siracusa. Ancora, sono stati recuperati il “Castello a Mare” di Palermo, le fortificazioni di Montalbano, Sperlinga, Castelluccio di Gela, il Castello Ursino di Catania e quello di Milazzo.
La storia castellana in Sicilia copre l’intero Medioevo, abbracciando stili e funzioni diverse: dal Kassar bizantino di Castronovo fino al castello quattrocentesco di Brucoli, considerato uno dei primi esempi di fortificazione progettata per resistere all’artiglieria a polvere nera.
