Voto di scambio, annullata la misura cautelare al deputato Gennuso

Il tribunale della libertà di Catania ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale etneo, Giuliana Sammartino, nei confronti del deputato regionale Pippo Gennuso, coinvolto in un’operazione dei carabinieri per associazione finalizzata al voto di scambio politico-mafioso. Il tribunale del riesame ha accolto la tesi della difesa disponendo la remissione in libertà anche nei confronti degli altri due indagati Francesco Giamblanco e Antonio Rubino.

Nell’attesa che i giudici depongano le motivazioni della sentenza, la difesa ha fatto emergere come non vi siano stati rapporti fra il parlamentare, Giamblanco, genero del boss di Avola Crapula, e l’appassionato avolese di ciclismo, Rubino. L’avv. Antonio Campisi ha depositato il certificato elettorale di Giamblanco e degli altri componenti della famiglia Crapula, che testimonia che il 5 novembre non si sono nemmeno recati alle urne. Non solo, la fattura rilasciata da Giamblanco il 9 novembre a Rubino non sarebbe il frutto di voto di scambio o di accordi con il parlamentare Gennuso ma dell’acquisto di fiori per la scomparsa del padre di Rubino.

Il legale difensore di Gennuso, avv. Mario Fiaccavento, ha sollecitato la revoca della misura cautelare, sulla scorta del fatto che il reato non possa configurarsi come 416 ter, voto di scambio politico-mafioso, atteso che anche la Procura distrettuale antimafia definisce Giamblanco e Rubino come degli intermediari e non appartenenti al sodalizio mafioso. Per la difesa, mancava, quindi, l’utilizzazione del metodo mafioso per condizionare il voto. In occasione delle elezioni regionali di novembre.

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