Caso IAS a Priolo: Il Bilanciamento che Fa Discutere e l’Urlo di Giustizia del Territorio

La complessa vicenda del depuratore consortile IAS di Priolo torna a scuotere le coscienze nel Polo Industriale siracusano. riaccende un dibattito mai sopito che vede contrapposti gli interessi della grande industria. Il diritto inalienabile alla salute pubblica.
La recente decisione del Tribunale del Riesame di Siracusa ha dichiarato legittimo il cosiddetto decreto di bilanciamento. Questo ha segnato un punto di svolta burocratico che però non placa le preoccupazioni di chi vive quotidianamente all’ombra delle ciminiere. Con questa sentenza l’impianto potrà restare operativo per i prossimi trentasei mesi. nonostante penda su di esso un sequestro legato a gravissime ipotesi di reato ambientale.

Per il Comitato Stop Veleni, questa scelta non è altro che l’ennesima resa delle istituzioni di fronte alle potenze del petrolchimico. L’accusa è chiara. Si starebbero scaricando ancora una volta i costi ambientali e sanitari sulle comunità locali. Si sta concedendo una deroga alle leggi vigenti.
Quello che spaventa maggiormente i cittadini non è solo la durata di tre anni concessa per l’adeguamento tecnico, ma l’assenza di un cronoprogramma. Che sia vincolante e di un piano pubblico trasparente.

In questo scenario, la posizione della Regione Siciliana appare agli occhi dei manifestanti critica. Detenendo il 65% delle quote dell’IAS, l’amministrazione regionale non è un semplice spettatore. E’ il principale attore che porta sulle spalle la responsabilità diretta dello stato attuale dell’impianto.

La battaglia si sposta poi sul terreno della comunicazione e dei dati scientifici. Da una parte ci sono i rapporti diffusi dalle aziende attraverso il CIPA, che tendono a rassicurare l’opinione pubblica sulla qualità dell’aria nel Sito di Interesse Nazionale di Siracusa. Dall’altra, però, rimane la realtà. Quella vissuta dalle popolazioni. I dati ufficiali di ARPA Sicilia evidenziano la necessità di monitoraggi costanti e approfondimenti seri sulle esposizioni croniche ai contaminanti. Per chi lotta sul campo, la qualità della vita non può essere oggetto di strategie di marketing o di rassicurazioni di facciata: deve essere misurata con la tutela effettiva dei corpi e dell’ambiente.

L’appello finale del Comitato si rivolge ora direttamente alla Procura della Repubblica di Siracusa. La richiesta è che si arrivi nel minor tempo possibile all’apertura di un processo pubblico che veda sul banco degli imputati le maggiori aziende del polo. Solo attraverso un dibattimento trasparente e nelle aule di giustizia si potrà finalmente restituire verità a un territorio martoriato da decenni di sfruttamento. La mobilitazione non accenna a fermarsi, convinta che il tempo dei rinvii e dei compromessi sia ormai scaduto e che nessuna deroga possa valere più della vita umana.

By Redazione Avola

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