Droga a Santa Panagia: tredici condanne in appello

La prima sezione penale della corte d’appello di Catania ha riformato le pene irrogate in primo grado a carico dei siracusani coinvolti nell’operazione antidroga denominata “Santa Panagia”. Il processo, scaturito dalle indagini della squadra mobile della questura aretusea con il coordinamento della Dda etnea, si è concluso con tredici condanne nei confronti di organizzatori e spacciatori al dettaglio. Quasi tutti gli imputati hanno beneficiato di una riforma in meglio delle pene come nel caso di Pasqualino Urso, condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione perché ritenuto il contabile dell’associazione, mentre Agostino Alfio Urso, ritenuto il promotore dell’organizzazione, ha rimediato 11 anni e 8 mesi (oltre due anni in meno rispetto a quelli inflitti nell’aprile dello scorso anno dal Gup del tribunale di Catania). Marco Campisi si è visto irrogare la pena di 7 anni e mezzo; Salvatrice Aglianò e Michael Berardi a 3 anni di reclusione ciascuno; Manuel Pisano ed Emanuele Riani a 2 anni e mezzo ciascuno; Shayla Tringali e Carmela Falco a 5 anni e 2 mesi ciascuno; Concetto Urso a 4 anni e mezzo.
La corte d’appello ha, invece, confermato le condanne subite in primo grado a carico di altri tre imputati: Calogero Benigno (2 anni e mezzo e 12 mila euro di multa con la sospensione condizionale della pena), Giuseppe Bronte (un anno e 8 mesi di reclusione oltre a 8mila euro di multa) e Alfredo Caruso.
Gli investigatori avevano installato telecamere e microspie a casa di Agostino Urso. Dall’attività d’indagine è emerso il coinvolgimento dei suoi più stretti familiari e di documentare la partecipazione di altre dieci persone. Dal novembre 2017 al novembre del 2021, i poliziotti l’hanno tenuto sotto controllo, avvalendosi della dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che ha spiegato le modalità adottate per garantire la capillarità della diffusione di droga nel capoluogo. La droga, per lo più cocaina, circolava nelle piazze di spaccio tra viale Santa Panagia, via Algeri e alla Borgata Santa Lucia dove venivano custodite le partite di droga. L’organizzazione aveva allacciato ormai da tempo un forte e consolidato legame con fornitori della provincia di Reggio Calabria mentre l’hashish proveniva dal capoluogo siciliano
Francesco Nania

By Redazione

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