Il mondo della musica “live” chiede ascolto

Il dibattito di Ferragosto si e’ concentrato per giorni sulle discoteche, terminando con l’ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, che, osservando la curva dei contagi crescere pericolosamente, ha deciso di chiuderle.

Il risultato e’ stato un braccio di ferro con ricorso al Tar da parte del sindacato di categoria, respingimento lampo del giudice amministrativo e attesa della decisione collegiale il 9 settembre.

Il club per concerti: “Siamo diversi, ma ascoltateci” 

Ma c’è una parte del mondo dell’intrattenimento che non si riconosce nelle ‘forzature’ e preferisce aspettare. Sono i locali di musica dal vivo: “Per la maggior parte chiusi e mai riaperti dall’inizio della pandemia”. Ne parla con l’AGI Toto Barbato, titolare del The Cage Theatre di Livorno e nell’esecutivo di KeepOn Live, l’associazione dei club di musica live “Riapriremo quando i ragazzi potranno di nuovo baciarsi sotto il palco”, dice, con una battuta. Che pero’ cela qualcosa in piu’: “Noi siamo nati per far assembrare la gente e farla stare bene. Siamo quella rete di locali dove si sono forgiati i cantautori che ci fanno innamorare, quelli che ricorderemo anche fra vent’anni, come Brunori Sas, Calcutta, Diodato, e prima gli Afterhours e i Subsonica”. Non solo i cantanti, ma anche “le maestranze dei grandi concerti si fanno le ossa nella rete dei club”. Questo mondo ora chiede solo una cosa, alla politica, ma anche all’opinione pubblica: “Cominciate ad accorgervi che esistiamo”.

Riaprire senza criterio non ha senso

Nonostante le difficolta’ economiche del settore, pero’, secondo Barbato “aprire senza un criterio non ha senso: le restrizioni sono troppe e se si vogliono davvero seguire alla lettera, come abbiamo intenzione di fare, allora e’ impossibile riprendere l’attivita’”.

Suonerebbe, questa, come una critica ai colleghi delle discoteche, che forse hanno chiuso un occhio su distanziamento e mascherine, nella speranza di salvare almeno una parte della stagione estiva 2020, ma in realta’ non lo e’: “Non conosco quel mondo, i volumi di spesa e il numero dei clienti”, ammette.
Una cosa e’ certa: “Se non riaprono i live club i giovani non smetteranno solo di divertirsi, smetteranno anche di pensare”. Una serrata senza ritorno significherebbe “la perdita del Dna culturale di questo Paese”.

Per cercare di arginare le perdite, la via a cui pensano associazioni di categoria come questa o come ‘La musica che gira’, che riunisce i lavoratori della musica, e’ solo una: dialogare con il Governo: “Siamo in tutti i tavoli” e in particolare il dialogo e’ serrato con il ministro della Cultura, Dario Franceschini: “Sono stati stanziati gia’ 10 milioni di euro”, che “non sono molti ma e’ gia’ qualcosa”.

Cifre radicalmente diverse da quelle ipotizzate dal Silb-Fipe, il sindacato dei locali da ballo che – per bocca del suo segretario Maurizio Pasca – recentemente, si era lamentato dell’assenza di dialogo con Franceschini, e aveva stimato i ristori necessari alle imprese in 400 milioni di euro.

Gettando l’occhio piu’ in la’, mentre in estate e’ stato possibile organizzare “piccoli festival all’aperto”, le difficolta’ sorgeranno dall’autunno in poi, “quando sara’ più difficile raccogliere persone nei luoghi chiusi”, prevede Barbato.

Il futuro dei grandi concerti

Altra storia e’ quella dei grandi concerti: “Un’industria che praticamente non fattura da febbraio”. A spiegarlo all’AGI e’ Jimmy Pallas, manager e produttore di concerti memorabili: da Bruce Springsteen agli ACDC, da Katy Perry a Mariah Carey. “Si puo’ ricominciare e lo si fara’ in Italia forse da ottobre, ma ci vuole responsabilita’ da parte di chi gestisce: tutto ha un costo, dalle mascherine al distanziamento, ma sono regole che vanno prese in modo serio e rispettate. E’ come mettere il casco o la cintura di sicurezza”. E c’e’ una sola cosa fare, adattarsi.

Pallas non risparmia, infine, una critica: “Qualche errore da parte dei gestori delle discoteche c’e’ stato. Non garantire la sicurezza e’ contro l’etica di chi organizza eventi”.

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