La società individualista esalta oggi il concetto di autorealizzazione con il desiderio crescente di mettere al centro se stessi rispetto agli altri. Un esempio concreto lo vediamo ogni giorno con l’utilizzo dei social network dove l’individuo è al centro del sistema web. Tutto questo però rischia di indebolire il senso di appartenenza alla comunità e le reti di sostegno collettivo. Una riflessione va fatta sul senso della coscienza del luogo come consapevolezza, acquisita attraverso un percorso di trasformazione culturale degli abitanti/produttori, del valore patrimoniale dei beni comuni territoriali (materiali e relazionali), in quanto elementi essenziali per la riproduzione della vita individuale e collettiva, biologica e culturale. La riformulazione degli elementi di comunità in forme aperte, relazionali, solidali e mutuali è l’elemento caratterizzante di un percorso che va dalla sfera individuale a quella collettiva; in questa ottica può avvenire un riavvicinamento fra mezzi e fini della produzione, favorito da una visione unitaria e condivisa, finalizzata alla ricostruzione del benessere sociale. In un sistema territoriale locale così integrato, possono svilupparsi settori di attività che aprano la strada alla cura, alla manutenzione e all’accrescimento del patrimonio territoriale e ambientale sentito come proprio per un nuovo senso di appartenenza.
Volendo trasporre questi concetti ad una realtà complessa e complicata come quella di Priolo Gargallo, ci si accorge che l’individualismo è un fenomeno ben presente che dimentica quanto sia stato prevalente e determinante il fattore della comunità e della coesione nella lotta all’autonomia. Basterebbe ricordarsi l’impegno e il senso di unità che dimostrarono i nostri padri che sfidarono tutto e tutti pur di ottenere l’erezione a Comune di quello che nacque come borgo per poi essere inglobato come uno dei quartieri di Siracusa. Un impegno e una tradizione che oggi vengono traditi ogni giorno da atteggiamenti di chiusura, di mancata collaborazione e di scarsa solidarietà. Eppure la comunità priolese avrebbe più di un motivo per ridestare gli animi e lo spirito combattivo degli avi per la difesa del territorio e della salute dei suoi abitanti. La convivenza settantennale con il polo petrolchimico più grande d’Europa avrebbe dovuto alimentare l’essenza della coesione di una comunità che ha subito l’egemonia delle grandi imprese industriali con tutto ciò che di negativo e di positivo ciò ha comportato. Oggi più che mai si guarda con incertezza al futuro produttivo del polo industriale in piena fase di riconversione e guai se la comunità priolese si facesse trovare impreparata a quest’importante appuntamento.
Riceviamo ogni giorno le lamentele di molti priolesi, stanchi di una politica distratta, poco propensa alle reali necessità collettive e più attratta da interessi particolari. Non serve più lamentarsi, brontolare se poi non si trova lo spirito di gruppo, la coesione, o semplicemente l’amor patrio, per rialzare la cresta (del gallo simbolo di Priolo) e affrontare in maniera concreta e sostanziale i numerosi problemi da risolvere. Riusciamo ad essere la coscienza del luogo? Può la politica essere il luogo di riflessione, dibattito, scontro ma comunque vita e partecipazione? Se così è, ognuno di noi si assuma la responsabilità di fare per la collettività e non per se stessi.
