Priolo, Susinni (Pd): “Non discriminare i cittadini bisognosi”

Aumentare il requisito temporale da uno a più anni, per avere diritto al sostegno sociale, è illegittimo perché discriminatorio, oltre ad essere in difformità con i valori etici del Partito Democratico

La proposta avanzata da alcuni iscritti al PD priolese, inviata al Comune di Priolo Gargallo per aumentare il requisito temporale da un anno a cinque anni di residenza per avere diritto al sostegno sociale non è condivisa dalla segreteria del partito perché illegittima, oltre ad essere priva di titolarità. Sono molteplici e complesse le dinamiche che regolano i servizi sociali, perché i bisogni di assistenza sono altrettanto diversificati per natura economica, tossicodipendenza, devianza minorile, ragazze madri, minori disabili, e tutti altri aspetti relativi all’indigenza. Il Decreto Presidenziale Regione Sicilia del 28 maggio 1987, in gazzetta ufficiale 18/07/87 n. 31, relativo al regolamento dei servizi socio-assistenziali in Sicilia, sancisce l’assistenza economica in favore di persone e di nuclei familiari, che versano per qualsiasi causa, in condizioni di disagio economico, al fine di aiutarli a soddisfare i propri bisogni essenziali, con contributo erogato ai cittadini che ne hanno titolo, sempre che, residenti da oltre un anno nel Comune al quale avanzano richiesta. Circa la legittimità del requisito previsto da una delibera di un consiglio comunale, fissato nel possesso di residenza di almeno cinque anni, il Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’Interno, ha disposto l’annullamento ai sensi dell’art. 38 del TUEL, sulla base delle considerazioni che “l’uguaglianza dei cittadini in primo luogo, senza distinzione di condizioni personali o sociali è, ai sensi dell’art. 3 comma 1 della Costituzione, un principio fondamentale del quale l’art. 97, comma 1 della Costituzione, che sancisce l’imparzialità dell’azione amministrativa, costituisce una specifica applicazione. Inoltre, in materia esistono diverse sentenze della Corte Costituzionale che ribadiscono, “costituzionalmente illegittimo subordinare la concessione di assistenza sociale avente natura economica al possesso del requisito dalla residenza protratta per un predeterminato periodo, non essendoci nessuna ragionevole correlazione tra la durata della residenza e le situazioni di bisogno o di disagio”. Il nostro dovere è quello di non porre frammentazioni e disparità tra cittadini, diversamente si fornirebbero immotivati privilegi per i residenti da almeno cinque anni, e arbitrarie discriminazioni in danno di quelli che, pur residenti nel comune interessato, non possiedono il suddetto requisito. La lesione del principio di uguaglianza in senso sostanziale appare ancor più incisivo considerato l’art. 31 della Costituzione”. Invece, prosegue Susinni, il PD proporrà di modificare il regolamento comunale per impiegare nelle attività sociali i fruitori del reddito di cittadinanza.

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