I romanzi criminali dove osano e tremano i potenti: “Sistema Siracusa” e “Sistema Montante”

cronaca

 

Nelle foto: da sinistra, Amara e Montante

Il “Sistema Siracusa e il “Sistema Montante”, si somigliano. A tratti in entrambi i casi, compaiono in fotocopia i nomi di decine e decine di soggetti destinatari di tangenti, incarichi e favori illeciti che si accavallano pericolosamente. Tremano i potenti, ma oltre ai due “Sistemi” criminali, nei fascicoli dei magistrati inquirenti ci sono le liste in cui sono trascritti i nomi di decine di corrotti e corruttori. Ci sono anche alcune vicende che riguardano i rapporti con dei giornalisti, non di quelli locali, per fatti lievi e in parte chiariti che compaiono con triste e disdicevole evidenza, nelle carte processuali delle inchieste nei due Sistemi. E la conta insiste anche per i campioni del giornalismo di “parte”, di chi si è schierato per la pubblicità o per un incarico di addetto stampa; si può in parte giustificare per la crisi del settore, ma non è possibile pubblicare articoli cariche di notizie false pilotate.

L’inchiesta sul “Sistema Siracusa” si allarga e colpisce ancora tanti potenti. Negli ambienti giudiziari, si conferma la tesi delle sentenze amministrative comprate e l’esistenza di una serie di dossier per inquinare e depistare importanti inchieste giudiziarie. L’epilogo con l’arresto di 15 persone per corruzione in atti giudiziari, dove tra gli indagati ci sono giudici della sezione del Consiglio di Stato. Un elenco di sentenze sospettate di essere state pilotate e trovate a casa di uno degli arrestati e pervenute, dove non dovevano mai arrivare. “Sistema Montante” e “Sistema Siracusa” con a capo Piero Amara, sono tra le più esplosive inchieste italiane sulla corruzione degli ultimi anni, in cui compaiono tanti magistrati già iscritti in atti giudiziari nel registro degli indagati delle procure di Caltanissetta, Roma e Messina per un giro smisurato di processi aggiustati nell’ambito della giustizia amministrativa e non solo, insieme ad altri arrestati nell’ambito dello stesso procedimento, stanno facendo importante ammissioni, con decine di pagine di verbali davanti ai Pm romani titolari delle inchieste coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e di quelli di Messina diretti dal procuratore Maurizio de Lucia.

L’Ias di Priolo e  il “Sistema Montante”. le pen drive e l’archivio prezioso. Oltre all’imprenditore Antonio Montante, principale indagato di una più complessa trama d’interessi e di attività ritenute illecite dagli inquirenti, in questa vicenda che ha coinvolto l’alto ufficiale dei carabinieri, Giuseppe D’Agata, marito del presidente dell’Ias di Priolo, Maria Rosa Battiato, il giorno 21 nel febbraio del 2015, il colonnello D’Agata in una telefonata con la moglie, Maria Rosa Battiato, parlano proprio di un pen drive: “… poi Infantino gliel’ha data quella pen drive?… ricordami che a Marco devo chiedere se Infantino gli ha dato… quel pen drive… per la musica…”. Nell’ordinanza del Gip del tribunale di Caltanissetta, emerge uno spaccato inedito sulla gestione dell’Ias di Priolo. Il giudice terzo si chiede se “D’Agata non possa essersi prestato a compiere analoga attività in favore di chi (Montante) ha provveduto, nel corso del tempo, a far nominare la moglie all’Ias (…)”. La ricostruzione di tutti i passaggi essenziali della nomina di Battiato alla presidenza dell’Ias su indicazione di Montante emerge dalle dichiarazioni rese, attraverso un memoriale, da Alfonso Cicero, già presidente dell’Irsap, il 2 novembre 2015. Il presidente dell’Irsap, in forza ai patti parasociali, ha la facoltà di nominare in seno all’Ias 4 componenti del Cda, uno dei quali è poi destinato a ricoprire la carica di presidente e anche presidente del collegio dei revisori. Le proposte sono poi discusse nell’assemblea dei soci.

Il 26 agosto 2013, Cicero doveva procedere alla nomina del nuovo presidente dell’Ias dopo la rimozione di Claudio Manzella (quest’ultimo avrebbe denunciati i fatti ma senza alcun risvolto giudiziario). Montante lo aveva contattato per dargli indicazioni di nominare l’avvocata Maria Rosa Battiato, già dirigente dell’ufficio legale dell’Inps di Siracusa, moglie del colonnello D’Agata. Nel memoriale, Cicero scrive tra l’altro: “Montante, qualche giorno prima, contattandomi per telefono, mi proponeva di nominare Maria Rosa Battiato (…) Avevo modo di conoscere professionalmente la citata avv. Battiato ed è più che corretto dare atto della sua oggettiva e spiccata preparazione giuridico-amministrativa che si è rivelata significativa per tutelare l’interesse della suddetta società che, negli anni era stata preda di sfrenati clientelismi e sprechi di denaro pubblico (…)”.

Cicero fa riferimento anche alla riconferma di Maria Rosa Battiato al vertice della società che gestisce l’impianto di depurazione a Priolo: “in occasione del rinnovo del Cda della citata società, avvenuto il 28 ottobre 2014, su indicazione di Montante, procedevo alla riconferma del ruolo di presidente nella persona della predetta Battiato e, altresì, sempre su indicazione di Montante, alla nomina di altri due componenti Gianluca Gemelli, esponente di Confindustria Siracusa (…) strettamente legato a Ivan Lo Bello, e di Salvatore Pasqualetto, sindacalista della Uil nonché presidente del tavolo unico di regia per la legalità e lo sviluppo di Caltanissetta, molto amico di Montante”.

Ma i tanti scandali che hanno sfiorato il territorio di Siracusa e i potenti di turno, sono legati spesso a doppio filo con Roma e Milano. E se la realizzazione dello Stadio di Roma coinvolge pezzi delle istituzioni e della politica, Siracusa non riesce a realizzare il nuovo ospedale che si trovò traccia nello scandalo dell’Expo di Milano; la caserma dei vigili del fuoco arranca, e quella dei carabinieri nessuno sa che fine ha fatto. La regola vuole che quando non si riesca a tirar fuori la tangente, l’opera deve essere abbandonata e preparare un’altra strategia. Insomma, come recita un vecchio detto: “Senza soldi non si canta messa e senza stola non si confessa”.

Concetto Alota

 

 

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