Sul caso Cuffaro, la Procura di Palermo ha fatto ricorso, evidenziando il suo presunto ruolo nel favorire il trasferimento della moglie del direttore generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone, dalla società Ast alla partecipata Sas. In un colloquio intercettato, Cuffaro ricorderebbe a Mario Parlavecchio (all’epoca dg dell’Ast) l’istanza di mobilità della coniuge. Un tassello che, agli occhi dei pm, configurerebbe una “utilità” in favore del manager; la conversazione del 3 gennaio 2024 nell’abitazione dell’ex governatore, con Caltagirone e l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata: qui Cuffaro discuterebbe di come far inserire il nome del manager in una “terna” di candidati.
Altro passaggio è la gara dell’Asp di Siracusa per “portierato e ausiliarato”, vinta da Dussmann. Il gip non ha ravvisato elementi sufficienti per disporre arresti, riqualificando la contestazione da corruzione a traffico di influenze illecite e rigettando, in questa parte, la richiesta per Cuffaro, Caltagirone e altri indagati. La Procura insiste: a suo avviso, la combinazione tra presunti favoritismi, segnalazioni di personale e interlocuzioni sulle nomine proverebbe un patto corruttivo più ampio. Tocca al Riesame stabilire se il quadro probatorio regge l’asticella cautelare.
