“Caso Siracusa”, lunedì prossimo il Csm affronterà la posizione del procuratore di Siracusa Francesco Paolo Giordano

Il Csm ha messo in agenda per lunedì 19 prossimo il caso che riguarda il procuratore capo della Repubblica di Siracusa, Francesco Paolo Giordano. Sul capo della Procura aretusea, era stata aperta una proceduta di trasferimento per incompatibilità ambientale. Dopo essere stato ascoltato alla fine di giugno davanti alla prima commissione, Giordano ha aspettato circa 7 mesi ad attendere il responso del Csm, che avrebbe dovuto esprimersi giovedì scorso ma ha poi rinviato la seduta di qualche giorno a causa di alcuni fatti imprevisti rimasti sconosciuti.

Al vaglio dell’organo di autotutela della magistratura c’è la relazione della prima commissione a seguito dell’attività di audizione dei pubblici ministeri; gli 8 sostituti procuratori degli 11 in forza alla Procura di Siracusa che facevano parte dell’organico, che hanno a suo tempo sottoscritto l’esposto; documento, inoltrato il 23 settembre 2016 al Ministero della Giustizia, alla Procura Generale della Suprema Corte, alla Procura generale della Corte d’appello di Catania, e alla Procura di Messina che ha avviato l’attività d’indagine. Dall’esposto prende spunto l’ordinanza del gip del tribunale peloritano, Maria Vermiglio, che ha disposto la misura cautelare per le 15 persone coinvolte nel cosiddetto “Sistema Siracusa”. Scrive il giudice per le indagini preliminari, tra le altre cose, in quell’esposto, gli otto magistrati “segnalavano gravi situazioni di anomalia nella gestione di alcuni fascicoli pendenti presso la Procura aretusea e manifestavano il timore che l’attività investigativa potesse essere oggetto d’inquinamento al punto da diventare asservita a interessi di parte, estranei ad una corretta ed indipendente amministrazione della giustizia, “Soggetti portatori di specifici interessi economici ed imprenditoriali dimostrano una preoccupante attitudine ad orientare a proprio favore l’azione della Procura, rendendo fondato il timore che parte dell’ambiente giudiziario non sia immune a tale forza di infiltrazione”. I magistrati sottoponevano agli inquirenti “una serie di procedimenti che riguardavano direttamente o indirettamente un gruppo imprenditoriale siracusano riconducibile alla famiglia Frontino ed ai legali Giuseppe Calafiore e Piero Amara”.

In tale vicenda, il procuratore Giordano viene incolpato di avere “cercato di minimizzare gli accadimenti”. Una delle vicende sotto la lente d’ingrandimento del Csm è quella relativa al tentativo di depistaggio dell’inchiesta Eni attraverso una falsa denuncia raccolta il 14 agosto 2015 dall’ex pm Giancarlo Longo, che si era autoassegnato il fascicolo all’insaputa del procuratore capo e dell’aggiunto Scavone.

Una volta appreso delle indagini, il procuratore Giordano ha chiesto al sostituto Longo di relazionare sulle modalità di formazione del fascicolo e sui motivi per i quali non lo avesse informato delle indagini sulla vicenda, nonostante i fatti avessero una particolare rilevanza. Dalla relazione al vaglio del Csm emerge, però, che all’ex pm Longo veniva lasciato nel settore dei reati contro la pubblica amministrazione e in quello dei reati tributari. Il procuratore si difende sostenendo di avere fatto nei confronti di Longo ben 5 segnalazioni disciplinari oltre all’esonero da nuovi procedimenti e udienza a seguito dell’indagine della Procura di Messina.

C.A.

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