Catania: ergastolo per il boss che uccise la sorella che tradiva il marito

Catania, 24 novembre 2022 – Significativa sentenza alla vigilia del 25 novembre – data in cui si celebra il no alla violenza di genere: la Corte d’assise di Catania infatti ha condannato all’ergastolo Alessandro Alleruzzo, figlio del capomafia deceduto di Paternò, Giuseppe, per l’omicidio della sorella Nunziatina, assassinata con due colpi di pistola nel 1995. La donna era scomparsa il 30 maggio del 1995, quando il figlio di cinque anni disse di avere visto la madre uscire di casa con suo zio Alessandro.Secondo un ‘pentito’ lo stesso Alleruzzo gli avrebbe “raccontato di aver ucciso la propria sorella per riscattare l’onore della famiglia”. I resti della donna furono trovati il 25 marzo 1998 da carabinieri della compagnia di Paternò dopo due telefonate anonime. Per l’omicidio della sorella, Alessandro Alleruzzo, era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare eseguita da militari dell’Arma lo scorso mese di giugno. Ad alcuni compagni di prigione, quando era detenuto, aveva confidato che aveva sparato due colpi di pistola in testa a ‘Nunziatina’ e di averne poi “trascinato il corpo e di averlo buttato in un pozzo” per “riscattare l’onore della famiglia”. A permettere di ricostruire dinamica e movente del caso sono state l’inchiesta della Dda di Catania e le indagini dei militari dell’Arma della compagnia di Paternò dopo le rivelazioni di tre collaboratori di giustizia. Alessandro Alleruzzo e’ il figlio del defunto boss Giuseppe che negli anni ’70 e ’80 guidava il gruppo di Paterno’ di Cosa nostra, al centro di sanguinose faide mafiose, legato alla ‘famiglia’ Santapaola di Catania. E’ anche cugino di Santo Alleruzzo, 68 anni, noto come ‘la vipera’, ritenuto il reggente del clan fino al suo ultimo arresto avvenuto nell’ambito della operazione “Sotto scacco” della Dda di Catania. Nell’ambito di guerre di mafia il boss Giuseppe Alleruzzo subì l’assassinio della moglie e del figlio e per questo decise di collaborare con la giustizia. L’omicidio, secondo la ricostruzione della Dda della Procura, sostenuta in aula dal pm Andrea Bonomo, sarebbe stato commesso perché la vittima tradiva il marito con esponenti del suo clan e di uno rivale.

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