Siracusa, il Petrolchimico e i dubbi sul futuro: la depurazione e lo smaltimento dei rifiuti rimangono nel mirino della Procura

I dubbi sulla cessione del ramo d’azienda all’algerina Sonatrach della ex raffinerie Esso di Augusta, potrebbe avere un altro caso parallelo con la cessione di un’altra strategica industria ad un prezzo di “favore”, con un elevato costo per le tasche di Pantalone. L’operazione condotta alla lunghina è ancora in gestazione e gli sviluppi sulla realizzazione o meno si avranno tra qualche mese. La premessa conferma che sul petrolchimico siracusano sono in programma eventi in evoluzione. Sullo smaltimento dei rifiuti girano interessi per miliardi, ma è un costo che le industrie vorrebbero regolare al ribasso: smaltire risparmiando.

I reati che hanno a che fare con il traffici dei rifiuti, non sono ascrivibili soltanto alla malavita organizzata, ma anche a loschi individui con tanto di titolo di studio, colletti bianchi, dirigenti, amministratori, politici, enti, società partecipate nel settore industriali, nella gestione dei depuratori, che grazie allo smaltimento illegale di rifiuti riescono a ricavare enormi profitti e quasi mai scoperti per il domino culturale della dell’omertà, che è, infondo, viltà. Associazione a delinquere che riflette interessi e giochi nella politica a più livelli. S’indaga a tappeto sugli equilibri politici in atto alla Regione per il sospetto di connubi e i rapporti ravvicinati nel comparto dei rifiuti e industriale. Si scopre che il fenomeno della corruzione nel settore impegna buona parte dei soldi pubblici.

Fra gli operatori del settore e l’organizzazione criminale risulta sempre più evidente il connubio con la politica. Il metodo criminale è poco visibile. E quindi diventa difficile la percezione se non ci sono delatori dall’interno, come sta avvenendo in questi ultimi tempi anche nel petrolchimico siracusano; minacce e liste di proscrizione girano per condizionare i dipendenti. Lotte intestine per controllare il potere e le direttive per coprire malefatte e deliberazioni poco chiare; ma tutto è finito, come da copione, sui tavoli della magistratura inquirente. Insieme alle notizie con faldoni di documenti e atti; la prova provata che le accuse che insistono sono veritiere.

Il modello del Sistema Montante e il Sistema Siracusa rimangono in piedi, specie nel comparto industriale e nel traffico dei rifiuti. L’ambiente risulta una delle prime vittime del sistema, simile a quello mafioso, prepotentemente messo in atto o più in generale di quello illegale, ma non viene percepito come tale per il ricatto dei posti di lavoro in gioco; padri di famiglia costretti a subire le angherie del despota di turno

L’attenzione è sulla realizzazione degli impianti di depurazione e di compostaggio mal celato per il trattamento della frazione umida dei rifiuti urbani, che sono l’anomalia di qualsiasi politica ambientalista. Anche perché la Regione ogni tanto scaccia l’occhio ai nuovi maxi inceneritori.

I comitati formati dagli ambientalisti, da gruppi spontanei di cittadini nel territorio siracusano temono da sempre che la corruzione possa interferire sulla qualità dell’aria per il possibile danno alla salute sia per la presenza di potenziali rifiuti tossici che per le eccezionali puzze in zone come Augusta, Priolo e Melilli già pesantemente gravate dai maleodoranti miasmi della raffinazione, impianti mal funzionanti, depositi e stoccaggio di benzine, gasolio e gpl.

Se non diamo priorità strategica ai veri impianti che mancano, cioè a quelli per i rifiuti speciali e tossici (fanghi di depurazione, amianto, rifiuti ospedalieri e radioattivi), senza la necessaria tracciabilità dei rifiuti speciali e tossici, nessun impianto e nessun residente nel triangolo industriale siracusano può sentirsi al sicuro dal danno certo alla salute provocato dalle penetrazioni dei rifiuti speciali.

Le indagini sull’inchiesta scaturita con l’operazione ”No Fly”, volge ormai verso la fine, anche per il filone che riguarda la depurazione e i dintorni. Iniziata con 19 indagati ma potrebbero essere nel frattempo aumentati e altri scagionati dai reati inizialmente ipotizzati. L’accusa iniziale era d’inquinamento ambientale in concorso; troncone che riguarda le tematiche ambientali e le attività dei depuratori legata alla maxi inchiesta sull’inquinamento in generale nel polo petrolchimico siracusano già in istruttoria da tempo. Le indagini ancora in corso da parte della Procura di Siracusa, con a capo il procuratore Sabrina Gambino. Operazioni condotte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Siracusa e i militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Siracusa, unitamente a personale del Noe di Catania e del Nictas dell’Asp di Siracusa, che hanno portato a termine l’esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip presso il Tribunale di Siracusa; quattro gli stabilimenti industriali coinvolti situati nel Polo Petrolchimico siracusano fra i comuni di Siracusa, Augusta, Melilli e Priolo Gargallo.

Troncone d’indagine che la Procura di Siracusa ha riaperto a seguito di nuove prove e notizie di reato che si sarebbe allargato in diverse direzioni; indagini condotte nella massima discrezione per chiudere il cerchio sull’inquinamento selvaggio, compreso i depuratori che sono l’ultimo stadio in cui avviene il trattamento dei reflui velenosi provenienti dagli stabilimenti del Petrolchimico; ed è proprio in questa direzione che le indagini si sarebbero allargate. Rimane ancora aperto il filone delle discariche e dello smaltimento dei fanghi. Le attività investigative coordinate dalla Procura di Siracusa, scaturiscono da una serie di esposti e denunce pervenuti, nel tempo, all’ufficio di Procura, alle Forze di Polizia e ad altri organi a seguito dei quali un collegio di consulenti tecnici nominati dalla Procura accertava la natura inquinante e molesta, sotto il profilo odorigeno, delle immissioni aeree degli stabilimenti di Versali s.p.a. di Priolo e Sasol s.p.a. di Augusta, e dei depuratori Tas di Priolo Servizi s.c.p.a. di Melilli e IAS s.p.a. di Priolo Gargallo che furono sottoposti al sequestro. Indagini che per l’Ias si allargano anche alle tematiche dei lavori in appalto condotte dalla Guardia di Finanza di Siracusa.

I dati di analisi raccolti da consulenti e tecnici hanno, nella buona sostanza, hanno rilevato concentrazioni stabilmente elevate delle sostanze prese in considerazione nei rilevamenti effettuati presso le centraline di San Cusumano, Ciapi e Priolo centro; ripetuti eventi di picchi elevati di concentrazioni delle sostanze prese in considerazione nei rilevamenti effettuati presso le centraline di Melilli, Siracusa e Augusta; mancata utilizzazione delle “migliori tecniche disponibili” da parte dei responsabili degli stabilimenti. In sintesi, gli stessi consulenti tecnici hanno altresì evidenziato di avere raccolto elementi che “inducono a ritenere che la qualità dell’aria nel territorio interessato si sia fortemente degradata”(…) rilevando come “nei comuni di Priolo Gargallo, Augusta e in parte Melilli si registra una qualità dell’aria nettamente inferiore a quella degli altri Comuni della provincia, avuto riguardo ai vari inquinanti presi in considerazione”. Le notifiche, solo per alcuni in contestuale informazione di garanzia, eseguite nei confronti delle persone giuridiche che hanno rivestito incarichi di responsabilità nelle realtà interessate.

Le accuse della Procura sono gravissime: associazione a delinquere finalizzata a delitti ambientali, traffico illecito di rifiuti speciali, disastro ambientali, gestione illecita di rifiuti inquinanti, danneggiamento aggravato. Attività che sarebbero state commesse in associazione, attraverso illecita conduzione e gestione delle aziende incolpate. Verifiche incrociate, acquisizione di atti, interrogatori di persone infornate dei fatti, blitz degli investigatori, foto e racconti spontanei dagli addetti ai lavori, hanno svelato un sistema delittuoso al vaglio dei pm della Procura di Siracusa.

Concetto Alota

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