Truffa e falsificazione documenti, lentinese fa scena muta dal Gip

Si è avvalso della facoltà di non rispondere il lentinese, A. D. di 45 anni, coinvolto nella maxi operazione antitruffa portata a termine dai carabinieri della Compagnia Roma Casilina, nelle province di Roma, Napoli, Cagliari e Siracusa. L’uomo, che si trova in regime di arresti domiciliari, è comparso davanti al gip del tribunale, Salvatore Palmeri, per essere sottoposto a interrogatorio di garazia per rogatoria. Ma l’udienza è durata appena il tempo di notificare che l’indagato non intendesse rispondere alle domande del giudice.

14 gli indagati, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno dello Stato, ricettazione, possesso e fabbricazione di documenti falsi e sostituzione di persona.

Le indagini hanno avuto origine da un arresto in flagranza operato quando un uomo si era presentato in un ufficio postale del quartiere Cuadraro di Roma e, munito di documenti falsi, aveva cercato di incassare titoli di credito, poi rivelatosi oggetto di clonazione.

I carabinieri sono riusciti a individuare un sodalizio criminale, costituito principalmente da soggetti delle Province di Roma e di Napoli, specializzato nel procacciarsi falsi documenti di identità cosiddetti “santini”, allo scopo di incassare titoli di credito clonati o oggetto di furto. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori romani, il ruolo del lentinese sarebbe stato quello di avere offerto ai promotori dell’organizzazione appoggio logistico a Lentini per completare alcune operazioni d’incasso di denaro.

Dalle indagini è emersa la capacità del sodalizio di “monitorare” sul territorio l’emissione di titoli di credito del valore nominale superiore ai 100mila euro, definiti “dormienti” poiché emessi da diverso tempo e non incassati dagli aventi diritto, che detenevano il documento originale.

Gli accertamenti hanno inoltre consentito di verificare che i falsi documenti e i titoli di credito di provenienza illecita venivano procurati dalla componente campana, mentre le operazioni di incasso venivano gestite dalla componente romana prevalentemente in cosiddette “postazioni” individuate nel Lazio, in Sardegna e, appunto a Lentini. Nei 3 mesi di attività investigativa, sono stati presentati all’incasso titoli per oltre 500mila euro.

Francesco Nania

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