Zona industriale Priolo. Politica “ballerina”: puzza in libertà, permesso d’inquinare, silenzi, connubi, bonifiche dimenticate mentre si muore ogni giorni di cancro

La stessa politica che ha gestito la nascita della zona industriale siracusana, scempio compreso, oggi sogna un Disegno di legge da sottoporre al Parlamentino Siciliano. Finalizzato a originare qualità della vita e lavoro. Belle parole sì, ma anche balle in libertà. Proposta finalizzata ad avvantaggiate le popolazioni della Sicilia inquinata. Così l’annuncio dei proponenti, i sindaci dei comuni industriali, responsabili della salute pubblica per legge. Gli stessi che fin dalla nascita del petrolchimico e negli anni a venire si sono succeduti nella carica di primo cittadino, ma in molti sospettati di aver favorito col proprio silenzio l’inquinamento in connubio con parte delle istituzioni delegate, con le lobby della chimica e della raffinazione; una strage silenziosa e l’abbandono del territorio al destino dei vinti devastando l’ambiente. La richiesta rivoluzionaria, bella ma impossibile, prevede che un litro di benzina o di gasolio costerebbe “70centesimi e i residenti, sia semplici cittadini sia società, potrebbero detrarre dai loro redditi qualsiasi spesa documentata da scontrino fiscale o fattura”. Un’idea geniale peccato che di proposte similari ne siano state annunciate una decina in tutte le salse e mai andate a buon fine. Le conclusioni potrebbero essere un’imbrattata politica e nulla più.

Puzza e inquinamento non potranno mai essere aboliti. Domanda all’apparenza banale che però cela una realtà industriale complessa. Ora sotto il tiro incrociato insiste la raffineria ex Esso che produce anche gli olii lubrificanti; uno dei tanti prodotti derivanti dai cicli di lavorazione dell’industria petrolifera che, forse più di altri, richiedono un costante impegno nella ricerca e nell’innovazione e impianti complessi, ma, diciamo pure, di fatto, più puzzolenti. Infatti, si tratta di un prodotto a forte impatto ambientale, se non trattato nella giusta maniera. Si è sempre sperata una maggiore responsabilità della politica e delle istituzioni verso una più diffusa responsabilità sociale, ma non c’è mai stata, anzi proprio dalle istituzioni è arrivata una valanga di atti contro la comunità, con autorizzazioni a raffica di nuove discariche, ampliamento di nuovi impianti e il silenzio principe sull’inquinamento selvaggio.

Quattro impianti di raffinazione per il trattamento di prodotti chimici e di petrolio, lubrificanti inclusi, formano nel territorio siracusano un fortissimo impatto ambientale difficile da controllare, per l’area che occupano, sia per il grande elemento energetico con i processi di raffinazione di tipo termico, sia per l’effetto sull’ambiente degli elementi rilasciati nell’atmosfera. Anche se oggi le tecnologie di raffinazione hanno ridotto di molto gli scarichi sull’ambiente, sia liquidi sia gassosi, ma vivere vicino una raffineria senza riscontrare seri problemi sanitari è davvero difficile. Le emissioni, milioni di metri cubi, anche se ridotte, non saranno annullate del tutto e le grandi dimensioni di questi impianti fanno sì che queste esalazioni, anche se considerate relativamente inferiori al passato (forse), siano comunque importanti in termini di danni alla salute degli esseri viventi in generale.

Purtroppo, le raffinerie sono un incastro importantissimo nella vita attuale dell’uomo. Sarebbe giusto operare per un sempre minore impatto ambientale delle raffinerie, ma il conto non torna; nessun processo, fisico o chimico, può mai lasciare integro l’ambiente che lo circonda. Il problema non si esaurisce con il solo inquinamento; la dismissione di una raffineria, per la contaminazione dei terreni circostanti con rifiuti e liquami tossici, lascia segni sinistri perennemente.

Il vero dramma sono le bonifiche. Il territorio industriale siracusano è da bonificare da cima a fondo; terra, mare e falde acquifere sono al collasso. Occorrono urgenti e onerose bonifiche perché inquinati al punto tale da comportare un elevato rischio sanitario per la popolazione. Resta ancora da capire la portata delle contaminazioni, i processi di bonifica sono stati pochissimi.

L’eredità di attività produttiva del passato nella zona industriale siracusana è ancora pesantemente inquinante e molto rilevante; ma le attività illecite di smaltimento di rifiuti e i residui di lavorazione, hanno portato nel tempo a contaminazioni diffuse dei terreni su cui sorgevano le aziende delle falde acquifere e delle aree marine circostanti, con i fondali piene zeppe di veleni. La maggiore criticità nelle procedure concernenti i Sin riguardano la natura dell’inquinamento con molti forti contaminanti; la questione delle proprietà dei siti, multiproprietà, passaggi di mano, nel tempo e siti rimasti orfani. E ancora, la frammentazione degli interventi effettuati e la perimetrazione delle aree, con tante criticità sono legate alla lunga durata degli interventi di bonifica, la proliferazione della normativa. Il principio secondo cui chi inquina paga è ancora troppo spesso impraticabile, poiché l’inquinamento, il più delle volte, è così datato che rintracciare il responsabile è difficile se non impossibile e fino a oggi in quasi tutti i Sin, anche la semplice messa in sicurezza dell’area, che non equivale certo alla bonifica, è stata fatta a carico di Pantalone. Per le bonifiche sarebbero necessari ingenti investimenti; una fugace stima, ritenuta insufficiente, parla di oltre 10 miliardi di euro; ma finora lo Stato ha stanziato risorse nell’ordine di milioni di euro, di cui ben sessanta sono spariti nel nulla recentemente. Ma il vero dramma sono gli industriali che in tanti hanno declinato l’impegno economico del danno ambientale causato, non di rado consapevolmente.

Nel rapporto Sentieri, emerge che nel solo periodo 2006-2013 per l’insieme dei quarantacinque siti esaminati sono stati stimati 5.267 decessi in eccesso negli uomini (+4%) e 6.725 nelle donne (+5%). Di questi, 3.375 sono stati i decessi per tumori maligni, negli uomini con un’incidenza del +3%, e 1.910 nelle donne con un’incidenza del +2%.  Dati che fanno comprendere come la bonifica delle aeree inquinate sia una priorità sanitaria e non una barzelletta da sfruttare politicamente. Ogni giorni tanti essere umani lasciano questo mondo anzitempo a causa di tumori e cancri contratti a causa dell’inquinamento selvaggio.

Concetto Alota

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