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Sovranità digitale: l’allarme del professor Zărnescu

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Viviamo in un’epoca in cui il potere non si misura più soltanto con la forza economica o militare, ma anche con il controllo delle informazioni, dei dati e della conoscenza. È da questa riflessione che prende avvio l’intervista con il professor Narcis Zărnescu, docente universitario, ricercatore, saggista, editorialista ed esperto di intelligence e analisi strategica.

L’incontro affronta un tema tanto innovativo quanto controverso: la possibilità che il cosiddetto neocolonialismo digitale rappresenti una nuova forma di criminalità sistemica, capace di compromettere la sovranità culturale, scientifica e tecnologica degli Stati.

– Professore, nel suo ultimo studio lei utilizza un’espressione molto forte: criminalità epistemica. Perché definisce così l’attuale modello di sviluppo dell’intelligenza artificiale?

“Prof. Narcis Zărnescu: “Perché non siamo più davanti a una semplice evoluzione tecnologica. Quando il sapere di un popolo viene acquisito, rielaborato e restituito attraverso piattaforme private che non appartengono a quella comunità, il rischio è la perdita dell’autonomia culturale. Non si tratta soltanto di dati: parliamo di memoria storica, identità linguistica e capacità di produrre conoscenza in maniera indipendente”.

-Lei sostiene che questa trasformazione possa essere interpretata come una forma di colonialismo moderno.

“Prof. Narcis Zărnescu: “Esattamente. In passato le grandi potenze conquistavano territori e risorse naturali. Oggi il bene più prezioso è la conoscenza. I dati alimentano i sistemi di intelligenza artificiale, e chi controlla questi dati controlla anche una parte importante dello sviluppo economico, culturale e persino politico del futuro”.

-Nel suo lavoro dedica particolare attenzione all’Italia. Per quale motivo?

“L’Italia possiede uno dei patrimoni culturali più ricchi del mondo, ma presenta una forte dipendenza tecnologica. Molte infrastrutture digitali, servizi cloud e piattaforme utilizzate quotidianamente sono sviluppate da grandi aziende internazionali. Questo crea una condizione di dipendenza strategica che merita un serio dibattito pubblico”.

-Lei parla anche di “epistemicidio”. È un termine che colpisce molto.

” È volutamente forte. Con questo concetto descrivo il rischio della progressiva scomparsa delle modalità locali di produrre sapere. Se una cultura diventa soltanto materia prima per sistemi sviluppati altrove, senza mantenere un controllo sul proprio patrimonio intellettuale, perde progressivamente la capacità di rappresentarsi autonomamente.

Secondo lei esiste ancora la possibilità di invertire questa tendenza?

“Sì, ma il tempo è un fattore decisivo. Occorre investire nella ricerca, nelle infrastrutture di calcolo, nei modelli linguistici sviluppati in Europa e nella valorizzazione dell’open source. Serve inoltre una politica industriale che rafforzi la sovranità tecnologica senza rinunciare alla cooperazione internazionale.

-Quale dovrebbe essere il ruolo delle Università?

“Fondamentale. Gli atenei devono tornare a essere protagonisti dell’innovazione, sviluppando competenze, infrastrutture e modelli aperti. La conoscenza non può dipendere esclusivamente da piattaforme commerciali”.

-Molti osservatori ritengono che il progresso tecnologico sia inevitabile. Lei è contrario all’intelligenza artificiale?

“Assolutamente no – dice il professor Narcis Zărnescu – in quanto l ‘intelligenza artificiale rappresenta una straordinaria opportunità. Il problema non è la tecnologia, ma la concentrazione del potere nelle mani di pochi soggetti. La sfida consiste nel costruire un ecosistema equilibrato, trasparente e rispettoso delle diverse identità culturali”.

Secondo il Prof. Zărnescu, il XXI secolo non vedrà soltanto competizioni economiche o geopolitiche, ma una crescente attenzione alla tutela della conoscenza, della memoria collettiva e della capacità dei popoli di governare il proprio sviluppo digitale.

Al di là delle tesi proposte, che rappresentano una visione critica e destinata ad alimentare il dibattito accademico, il tema della sovranità tecnologica è ormai centrale nelle strategie europee. L’equilibrio tra innovazione, tutela dei diritti, pluralismo culturale e autonomia tecnologica sarà una delle grandi sfide del nostro tempo.

Corrado Puliatti

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