Testimonianza shock all’ONU del giornalista yemenita Luai Ahmed, con la sua forte denuncia del razzismo in Medio Oriente
La testimonianza del giornalista yemenita Luai Ahmed ha lasciato nuovamente di sasso il Consiglio ONU per i Diritti Umani. Invitato per la seconda volta durante la stessa sessione dall’organizzazione UN Watch, Ahmed è intervenuto durante il dibattito dedicato a razzismo, discriminazione razziale e xenofobia.
Nel suo discorso, il giornalista ha denunciato con forza l’ampia diffusione del razzismo e dell’antisemitismo nello Yemen in cui è cresciuto. Ha raccontato che nel suo Paese d’origine le persone nere vengono comunemente chiamate “abid” (letteralmente “schiavi”), ma ha sottolineato come l’odio più viscerale a cui sia stato educato fin da bambino fosse quello rivolto verso il popolo ebraico.
«La prima volta che ho sentito la parola “ebreo” avevo nove anni, nella moschea del mio quartiere», ha ricordato Ahmed. «Alla fine della preghiera, l’imam gridò: “Che Allah uccida gli ebrei e i sionisti”, e io risposi “amin” insieme a migliaia di altri fedeli. Mi avevano insegnato che il sionismo significasse uccidere gli arabi e distruggere l’Islam.»
Ahmed ha poi spiegato come la sua prospettiva sia totalmente cambiata a seguito del suo viaggio in Israele dopo gli attacchi del 7 ottobre, dove ha potuto osservare direttamente la vita quotidiana nello Stato ebraico, demolendo i pregiudizi e le menzogne con cui era cresciuto.
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