ROMA – Si alza il livello dello scontro sul fronte della minaccia cyber e ibrida contro le istituzioni italiane ed europee. Da oltre due settimane il gruppo di hacker filorussi NoName057(16), considerato vicinissimo ai servizi segreti militari di Mosca (GRU), ha aperto una vera e propria «caccia alle informazioni» sul dark web, promettendo ricompense in denaro a chiunque fornisca dati riservati su un elenco di 18 personalità considerate ostili alla Federazione Russa.
Tra i bersagli italiani figurano il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi (in passato alla guida della Procura di Palermo e membro di Eurojust) e il direttore della Polizia Postale Ivano Gabrielli. Tra i profilati c’è anche Paolo Tassan-Zanin, sindaco di Aviano (Pordenone), sede di un’importante base aerea dell’US Air Force.
La Procura di Roma ha avviato un’indagine giudiziaria sull’accaduto, mentre la presenza dei profili e delle schede personali – contenenti telefoni, email, indirizzi privati e dettagli sulle abitudini quotidiane – risulta ancora attiva online.
L’ipotesi ritorsiva: dal passato a Eurojust all’operazione “Eastwood”
La coincidenza dei nomi finiti nella lista nera di NoName057(16) suggerisce agli inquirenti una precisa chiave di lettura che va oltre l’intimidazione politica:
- Il ruolo di Eurojust: Tra i 18 bersagli spicca Michael Schmid, attuale presidente di Eurojust. Francesco Lo Voi è stato il rappresentante nazionale italiano presso l’organismo giudiziario dell’Aia dal 2010 al 2014, maturando una vasta esperienza nella cooperazione internazionale.
- L’Operazione Eastwood: Nel luglio 2025, un maxi blitz internazionale condotto da Europol, Eurojust e dalle polizie di 12 Paesi – a cui hanno cooperato attivamente la magistratura romana e la Polizia Postale italiana – portò allo smantellamento dell’infrastruttura informatica di NoName057(16), con il sequestro di oltre 600 server usati per condurre attacchi DDoS contro obiettivi NATO e governativi.
- Bersagli internazionali: Nell’elenco figurano anche esponenti della magistratura e della polizia criminale tedesca (BKA) come Benjamin Krause e Holger Münch, oltre a giornalisti d’inchiesta invisi a Mosca.
L’ipotesi investigativa prioritaria valuta dunque la manovra del collettivo come una mirata ritorsione contro chi ha contribuito in prima persona a disarticolare le reti cyber filorusse e a difendere l’infrastruttura di sicurezza occidentale.
Tajani: «Difendiamo la democrazia, non ci faremo intimidire»
Reagendo alla diffusione delle schede e alle indiscrezioni sulla taglia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la posizione ferma dell’esecutivo:
«La nostra posizione al fianco dell’Ucraina e a tutela delle istituzioni democratiche è la ragione politica per cui siamo finiti nel mirino di queste entità criminali. Difendere la sovranità e la libertà di una nazione è un dovere; l’Italia non si farà intimidire e continuerà a proteggere la propria sicurezza informatica e i propri cittadini».
Gli organismi di intelligence ed esperti cibernetici restano in massimo stato di allerta per neutralizzare la diffusione delle schede private ed evitare che la minaccia sul dark web si traduca in azioni ostili sul campo.
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