Il Caso nuovo ospedale di Siracusa tra delatori e il possibile effetto domino

La cronaca dei giorni scorsi ci riporta alla programmata seduta del consiglio comunale con l’ordine del giorno la realizzazione del nuovo ospedale di Siracusa, andata deserta. Hanno risposto all’appello soltanto nove consiglieri. Eppure il segretario generale aveva atteso oltre 40 minuti prima di fare l’appello, ma i banchi sono rimasti inspiegabilmente, vuoti.

Durante un incontro al quale hanno partecipato il direttore generale dell’Asp, i sindaci dei comuni di Siracusa, Palazzolo, Carlentini e Sortino, oltre ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali; ma il direttore generale Ficarra è stato esplicito nel chiarire che senza l’indicazione di una nuova area da parte del consiglio comunale, il progetto resterò fermo.

L’affaire nuovo ospedale di Siracusa ritorna così nell’occhio del ciclone,tra i possibili colpi di mano, con probabili denunce circostanziate alla magistratura e con i tanti possibili connubi e interessi diffusi con nuove rivelazioni da chi conosce bene i fatti, vecchi e nuovi.

Fatto noto. La nascita del nuovo ospedale di Siracusa da decenni era destinata in un’area alla Pizzuta. Tutti confermarono quel terreno come il luogo ideale. La Regione Siciliana, assieme all’Asp di Siracusa, dopo tanti anni di silenzio, decide che quell’aria non va più bene, anche alla presenza di una deliberazione del consiglio comunale. Un programma che, secondo quello che si vocifera in giro per gli ambienti politici, si sarebbe formalizzato a Catania e a Palermo, piani e progetti inclusi. Fatto già da qualche tempo dato per scontato negli ambienti politici, ma anche in quelli giudiziari, come vedremo appresso.

Il perito nominato, in una lunga e articolata relazione, individua diverse aree in cui realizzare il nuovo ospedale di Siracusa, ma quella storica alla Pizzuta nella preferenza ora sarebbe stata piazzata all’ultimo posto. Come luogo scelto si sarebbe preferito un’area in contrada Tremilia, il famoso campo delle fragole formato di circa 200 mila metri quadrati e con un costo per l’esproprio di una somma vicina ai 5 milioni di euro. Sicuramente, molto meno costosa di quella in contrada Pizzuta; ma già in passato si parlò con polemiche, annunci di denunce preventive per la scelta di un terreno (non sappiamo se lo stesso o un altro ancora) in quella zona con i riferimenti certi, i nomi e i cognomi dei proprietari e locatari, per allocare il nuovo nosocomio siracusano, in cui sarebbe stato richiesto dai proprietari nel “negoziato” al Comune di Siracusa “la permuta” con una licenza di costruzione di un gruppo di villette in un pezzo di quel terreno da espropriare a un prezzo, giustamente, più vantaggioso; terreni che qualcuno indicò, “soffiando” alla magistratura inquirente già all’epoca di quei fatti e ora con altri inediti particolari, come una rivelazione celeste, ma anche come una semplice scommessa che alla fine sarà quella l’area in cui sorgerà il nuovo ospedale di Siracusa e in cui ci sarebbero interessati parenti e amici di politici, ma anche tanti colletti bianchi. E questo, secondo gli ambienti giudiziari, potrebbe essere uno dei motivi validi per non partecipare alla seduta del Consiglio, poiché la votazione potrebbe riportare l’interesse giudiziario al Vermexio. Nella querelle si sarebbe inserita anche l’azione nella gestione da decenni dei terreni in questione.

Una storia siracusana gestita ancora una volta dai catanesi denunciata a forza da Stefania Prestigiacomo. Un’avventura che si affaccia già da qualche tempo dalla funesta finestra della mala-politica, ma anche nel coinvolgimento di quella giudiziaria, in un gioco d’interessi diffusi mentre la gente soffre e muore di malasanità, costretta e peregrinare in lungo e in largo in un vergognoso escursionismo sanitario. Si deve aggiungere a tutto questo il possibile vecchio connubio con i baroni della Sanità privata in Sicilia e i dintorni. Cliniche e laboratori, specie nel territorio siracusano, che si sono moltiplicati a vista d’occhio costringendo, con la scusa dei tempi lunghi nella fallimentare Sanità pubblica, i cittadini a pagare se vogliono essere curati, “ricompensando” così le strutture sanitarie private in tutta la Sicilia, come nel vecchio stile e antica scuola politica.

Concetto Alota

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