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Richiesta di interventi urgenti per la presenza di lupi nel Ferrarese: prevenzione, risarcimenti rapidi e coordinamento concreto tra Regione e territori

La presenza dei lupi in Emilia-Romagna non è più un fenomeno isolato o limitato alle zone montane. Le ultime segnalazioni mettono in evidenza criticità diffuse che spaziano dalla montagna alla pianura, coinvolgendo direttamente le province di Ferrara e Modena. A richiamare l’attenzione sull’emergenza è Ghelfi Riad, segretario regionale del movimento Patto per il Nord Emilia.

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L’ultimo episodio nel Ferrarese, dove un centro ippico è stato vittima di un probabile attacco di lupi, ha riacceso i riflettori sui rischi concreti per allevatori, aziende agricole e residenti. Allo stesso tempo, anche nel Modenese le amministrazioni stanno monitorando con crescente attenzione la diffusione della specie.

“La questione non riguarda una singola provincia, ma richiede una visione regionale unitaria”, afferma Riad. “La difesa della biodiversità è un valore fondamentale, ma non può tradursi nell’abbandono di chi lavora ogni giorno nelle campagne. Non si possono lasciare soli gli allevatori di fronte ai danni e alle minacce reali.”

Le proposte del movimento per una gestione organica

Patto per il Nord Emilia sollecita la Regione a superare la logica degli interventi a macchia di leopardo e a mettere in atto una strategia d’azione strutturata, basata su una mappatura aggiornata con il monitoraggio costante della presenza dei lupi e delle segnalazioni in tutte le sei province del territorio; l’assistenza tecnica e finanziamenti diretti per l’installazione di recinzioni elettrificate e sistemi di protezione adeguati; dei risarcimenti certi e veloci, frutto di semplificazione delle procedure burocratiche per accertare i danni e rimborsare tempestivamente gli allevatori colpiti. SI richiede inoltre un tavolo di confronto permanente, che coinvolga costantemente agricoltori, allevatori, Comuni e comitati scientifici. E’ necessario basare le decisioni su dati reali e strumenti normativi vigenti.

“Chi vive e lavora sul territorio ha diritto a risposte concrete”, conclude Riad. “La convivenza con la fauna selvatica deve basarsi su un equilibrio reale: tutelare le specie protette significa anche proteggere le attività economiche, gli allevamenti e le comunità locali con risorse adeguate e una gestione vicina alle persone.”

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