Pietracatella, giallo della ricina: nuova perquisizione e dissequestro della casa della famiglia Di Vita

Ultimo sopralluogo della Squadra Mobile di Campobasso nell'abitazione di via Risorgimento. Si attendono gli esiti delle analisi dai laboratori in Germania.
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PIETRACATELLA – Nuovi sviluppi nelle indagini sul delitto di Pietracatella, dove tra il 27 e il 28 dicembre 2025 persero la vita Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella, 50 anni, a causa di un avvelenamento da ricina. Poco dopo le 9:00 di questa mattina, gli agenti della Questura di Campobasso sono giunti davanti all’abitazione di via Risorgimento per effettuare una nuova perquisizione e un ultimo giro ricognitivo prima del dissequestro dell’immobile.

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Sul posto le operazioni sono state coordinate dal capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano. Intorno alle 9:30 ha raggiunto lo stabile anche Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime.

Dissequestro dell’immobile dopo dieci mesi

L’abitazione, rimasta sotto i sigilli dalle prime fasi dell’inchiesta della Procura di Larino, torna nella disponibilità della famiglia dopo oltre dieci mesi dal tragico evento:

  • I sopralluoghi precedenti: La Polizia di Stato era già entrata più volte nella struttura durante i mesi di dicembre, gennaio e nel corso dell’estate.
  • Le analisi in Germania: Il 30 luglio scorso s’era svolto un approfondito sopralluogo tecnico alla presenza degli investigatori italiani, degli specialisti del Robert Koch-Institut e di esperti tedeschi, durante il quale furono prelevati 131 campioni e reperti.
  • Proroga per gli accertamenti: Gli esiti delle analisi condotte a Berlino restano l’elemento centrale atteso dalla Procura; agli esperti tedeschi è stata concessa una proroga di trenta giorni per ultimare gli accertamenti tossicologici.

Le ipotesi investigative e lo stato delle indagini

Il fascicolo d’inchiesta aperto dalla Procura di Larino ipotizza il reato di duplice omicidio contro ignoti. Al momento non figurano persone iscritte nel registro degli indagati.

Nel corso delle indagini gli investigatori hanno vagliato diverse piste, compresa l’ipotesi che il reale bersaglio dell’avvelenamento potesse essere lo stesso Gianni Di Vita, ascoltato a più riprese dai PM come persona informata sui fatti. Restano ancora da chiarire la provenienza esatta delle tossine di ricina, le modalità di somministrazione e il veicolo attraverso cui le due donne sono state contaminate.

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