MELILLI – Grande attesa per il debutto di Pippo Pattavina ne “Il giuoco delle parti”, celebre capolavoro di Luigi Pirandello che andrà in scena domenica 8 novembre alle ore 17:30 sul palco del teatro di Città della Notte (Strada Provinciale 3, Bivio Augusta – Contrada Campana, Melilli). L’opera, riletta per la scena con la regia di Giampaolo Romania, vede protagonista una formazione di spicco del panorama teatrale siciliano e nazionale: al fianco di Pattavina reciterà l’attrice Emanuela Muni, insieme a Riccardo Maria Tarci, Giuseppe Ferlito, Aldo Toscano, Santo Santonocito, Elisa Franco, Giuseppe Parisi e Giovanni Maugeri.
L’allestimento si avvale delle scene firmate da Salvo Manciagli, dei costumi curati dalla Sartoria Pipi di Palermo con la sarta Isabella Sturniolo, della direzione di scena affidata a Franco Sardo e del disegno luci e fonica gestito da Santi Rapisarda.
L’architettura scenica e la trama
L’opera pirandelliana affronta la complessa parabola di Leone Gala, uomo che sceglie di difendersi dal dolore dell’esistenza prosciugando i propri sentimenti e trasformando l’intelletto in una forma di pura astrazione razionale. Attorno alla sua figura gravita la moglie Silia, prigioniera del giudizio altrui e desiderosa di spezzare la presenza paralizzante del marito.
Il tentativo di Silia di sbarazzarsi di Leone attraverso l’equivoco di un’offesa ricevuta si trasforma tuttavia in una trappola: Leone accetta la “parte” formale del marito offeso sfidando a duello il rivale, per poi ribaltare il meccanismo e costringere l’amante di lei, Guido Venanzi, a subirne le drammatiche conseguenze reali.
Le note di regia di Giampaolo Romania
Nelle note di regia, Giampaolo Romania definisce l’opera come un’inoltrarsi in una vera e propria «geometria delle passioni», dove lo spazio scenico diventa metafora visiva della scissione interiore:
«Mettere in scena Il giuoco delle parti significa entrare in una struttura viva e frammentata. Per Leone Gala vivere significa osservare la vita da fuori, riducendo l’esistenza a un pernio immobile attorno a cui far girare, come gusci vuoti d’uovo, le forme e le convenzioni sociali. Il disegno dello spazio scenico si traduce nella costante dialettica pirandelliana tra il “pieno” dei sentimenti e il “vuoto” della ragione. L’ambiente quotidiano cessa di essere un luogo rassicurante per farsi rappresentazione di una mente che analizza e isola: un meccanismo ineluttabile in cui i personaggi diventano pedine di una scacchiera invisibile, incastrati in un duello mortale dove l’astrazione si consuma tragicamente sulla carne della realtà».
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