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Catania: primo laureato del Polo Universitario Penitenziario

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Il primo laureato del Polo Universitario Penitenziario di Unict da 110 e lode è Giuseppe B. A testimonianza del valore dell’istruzione come strumento di inclusione e reinserimento sociale.

La cerimonia si è svolta stamattina nell’aula magna del dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania. Il giovane di 31enne catanese ha conseguito la laurea in Scienze e tecnologie per la ristorazione e la distribuzione degli alimenti mediterranei.

Il traguardo costituisce anche il risultato di un percorso costruito negli anni, grazie all’impegno del Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Catania uno dei quattro attivi in Sicilia sui 54 presenti in Italia. Istituiti in corrispondenza dei distretti di Corte d’appello la missione dei Pup è garantire il diritto allo studio alle persone detenute o sottoposte a misure di privazione della libertà personale, offrendo la possibilità di intraprendere un percorso universitario come strumento di crescita, riscatto e reinserimento sociale.

I pup siciliani e le risorse che li alimentano

I PUP siciliani operano nell’ambito di un accordo sottoscritto nel 2021 e rinnovato nel 2024, sostenuto da un finanziamento dell’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione professionale della Regione Siciliana.

Grazie a queste risorse è possibile realizzare attività didattiche, amministrative e di accompagnamento rivolte agli studenti detenuti, in stretta sinergia con le istituzioni penitenziarie, il cui contributo è essenziale per rendere concreto il diritto all’istruzione universitaria anche all’interno degli istituti di pena.

Nell’anno accademico 2025/2026 il Polo universitario penitenziario di Catania conta 61 studenti iscritti, provenienti da sette diversi istituti penitenziari e distribuiti in dieci corsi di laurea.

Il lavoro del primo laureato del Polo Penitenziario di Unict

Il lavoro di G. è stato corale e ha coinvolto un team accademico composto dai professori Teresa Consoli, Fabrizio Siracusano, Daniela Ferrarello e Ignazio Blanco, il dirigente dell’Area della Didattica Giuseppe Caruso, il personale tecnico- amministrativo (Antonina Caudullo, Salvo Garozzo e Domenico Morselli), i tutor senior (Nina Spina, Sofia Paternò, Irene Selvaggio e Giuliana Mirenda) e, soprattutto, i tutor junior, che quotidianamente accompagnano e sostengono nel percorso universitario i loro colleghi detenuti.

La tesi verteva su “L’utilizzo di coagulanti vegetali per la produzione di formaggi” svolta sotto la guida della relatrice Cinzia Randazzo, presente alla seduta grazie all’autorizzazione concessa dal Magistrato di Sorveglianza e al prezioso supporto del personale della casa di reclusione di Augusta.

Università che contribuisce a cambiare vite

Presenti alla seduta anche il presidente del corso di studi Elisabetta Nicolosi, il rettore Enrico Foti e il direttore del Di3A Mario D’Amico, a testimonianza del valore istituzionale e umano del suo traguardo: «Il successo di un’università – ha dichiarato il rettore Foti – non si misura soltanto nei titoli che conferisce, ma anche nelle vite che contribuisce a cambiare.

Oggi celebriamo il valore del diritto allo studio e la capacità della formazione di diventare uno strumento concreto di crescita personale e di responsabilità sociale. In questo senso, il Polo Universitario Penitenziario rappresenta una delle espressioni più autentiche della missione pubblica dell’Università: garantire che la conoscenza sia un’opportunità reale di riscatto, capace di restituire prospettive, dignità e fiducia nel futuro».

Un percorso che ha coinvolto autorità e docenti

Il cammino di G. reso possibile dalla nascita dei Poli Universitari Penitenziari, al Garante regionale dei Diritti dei Detenuti, dai vertici dell’Università a quelli del Dipartimento, dal Magistrato di Sorveglianza alla Direzione della Casa di Reclusione di Augusta e al Comandante di Reparto, fino al personale della Polizia penitenziaria, all’area educativa e all’équipe degli psicologi.

Il ragazzo ha mostrato riconoscenza verso Emilia Spuches, referente del Polo Universitario Penitenziario all’interno dell’Istituto, i docenti, le tutor Sofia e Nina e ai suoi familiari, che lo hanno sostenuto durante tutto il percorso.


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