Come l’ANAS avvelena le nostre strade

“Nei giorni scorsi sono stati eseguiti lavori di decespugliamento lungo le strade montane gestite dall’ANAS, in particolar modo lungo la SS 287 di Noto, e la SS 124 Siracusana”. Così Fabio Morreale presidente di Natura Sicula con un comunicato stampa denuncia un fatto grave: “Eccetto qualche ramo tagliato col decespugliatore – continua Morreale – il resto dei lavori sono stati eseguiti attraverso l’uso di diserbanti chimici, assecondando così il solo scopo (non ambientale) di ridurre i costi. Infischiandosene del rischio alla salute a cui espone i suoi lavoratori, gli animali al pascolo, i raccoglitori di verdure selvatiche, gli sportivi e qualsiasi altro cittadino frequenti quelle zone, l’ANAS fa usare, in qualità di ente appaltante, i diserbanti chimici “totali”, i cosiddetti “seccatutto”. Sono veleni incapaci di agire in maniera selettiva. Qualsiasi pianta finisca sotto il raggio di quegli spruzzi, muore. Attualmente i cigli delle strade avvelenate sono un deserto: tutto bruciato, senza il contributo del fuoco. A fine diserbo l’ANAS non ha neanche la preoccupazione di appendere dei cartelli per avvisare gli ignari del pericolo, per indicare ad esempio che raccogliere asparagi, espone al rischio avvelenamento”.

Solitamente diserbano – scrive ancora Morreale – con prodotti a base di glifosato, il pesticida più usato al mondo e che, malgrado l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) lo abbia dichiarato “cancerogeno” e “potenziale cancerogeno per l’uomo” è ancora in commercio. Una scelta irresponsabile ed egoistica che di certo comporta danni alla salute, ma anche alla natura visto che queste strade costeggiano valli, fiumi, pascoli, coltivazioni, abitazioni rurali e agriturismi”.

“Cinquant’anni fa il DDT, come oggi il glifosato, si usava ovunque. Poi arrivò il libro “Primavera silenziosa” il quale dimostrò che il DDT era cancerogeno. Ci vollero 10 anni per vietarne la produzione. Se ancora oggi il glifosato è in commercio, in virtù del danno ambientale e del principio di precauzione, sarebbe necessario vietare l’uso del pesticida. In attesa che la politica faccia una legge – conclude Morreale – che vieti produzione e commercializzazione del glifosato, l’ANAS può dimostrare di saper dare più valore alla salute e all’ecologia (piuttosto che al tornaconto economico), smettendo subito di usarlo e sostituendolo con metodi meccanici”.

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